90. Tirata la somma, Guarino nel quinquennio che stette a Venezia impresse un potente impulso agli studi. Quello fu un breve periodo, ma un periodo aureo, in cui Venezia brillò come faro dell'umanismo. A Venezia mettono capo le fila da Costanza, da Firenze, da Padova; e Guarino le raccoglie e le compone in mirabile unità. Ma Venezia dovea cedere presto il primato ad altre città, contentandosi di passare in secondo ordine, vuoi perchè non era favorita da tutte quelle condizioni che danno lunga vita a un centro di studi, vuoi perchè Guarino piantò altrove le sue tende, lasciando però dietro di sè larghe tracce in quella schiera di valorosi patrizi, che frequentarono la sua scuola.

91. Guarino si cominciò a sentire a disagio in Venezia sin dalla fine del 1417; anzi trattava per avere un posto presso la curia pontificia. Che volesse abbandonare l'insegnamento per cercarsi uno stato meno precario e più durevole? Già si lamentava nel 1416 quando comparivano i primi capelli grigi; e il Barzizza lo eccitava paternamente a costituirsi una buona volta una posizione stabile. Quelle esitanze di Guarino fecero rinascere la speranza nei Fiorentini di riaverlo, ma fu vana lusinga.

92. Fallito il tentativo con la curia, Guarino mutò punto di appoggio e rivolse le sue mire a Verona. Quanti vincoli non aveva egli a Verona! Tutti gli amici, tutti i parenti, che lo amavano, che lo stimavano, lo avrebbero voluto colà. Colà si era trasferito nella prima metà del 1418 il suo carissimo Cristoforo Parma, colà egli avrebbe desiderato tirare da Firenze il veronese Paolo de Paolinis. Il suo diletto Maggi e l'ottima madre metteano in opera tutti i mezzi per farlo venire a Verona; e pare che egli cominci a cedere.

93. Le sue visite alla città natale diventano più frequenti: il Maggi e la madre gli aveano proposto un matrimonio. Si offriva a Guarino quella posizione, che egli poteva considerare ormai come stabile e definitiva, il suo sogno era in via di avverarsi; egli avrebbe abbandonato la vita del maestro errante, che piaceva tanto all'amico Cristoforo. Alla fine di ottobre del 1418 egli torna da una visita a Verona lasciando, come si dice, carta bianca alla madre e al Maggi; e il matrimonio è combinato con Taddea Zendrata figlia di Niccolò.

94. Le nozze furono celebrate il 27 decembre dello stesso anno; come dote gli vennero assegnate delle case in Verona e dei terreni a Valpolicella. Non condusse però seco subito la moglie; il che non gli impedì di difendere strenuamente, per quanto νεοθάλαμος, il matrimonio quando Antonio Corbinelli pretendeva tra il serio e lo scherzevole di dimostrargli, che esso nuoce agli studi. Verso il principio del 1419 prese moglie anche Francesco Barbaro, a cui poco dopo morì il fratello Zaccaria: due nuove ragioni che distaccarono maggiormente Guarino da Venezia.

95. Nel marzo 1419 Federico Pittato, cugino della moglie, gli scriveva come ella lo sospirasse e come fosse aspettato a braccia aperte da tutta la città. Spesi pochi giorni a sbrigare le ultime faccende e a prender commiato dagli amici, Guarino già ai primi di aprile dovette probabilmente trovarsi a Verona.

Guarino a Verona. (1419-1429)

96. Ecco nell'aprile del 1419 Guarino in Verona sua patria, in seno alla propria famiglia, nella casa dotale in contrada Falsurgo, circondato dall'affetto della madre, della sposa e degli altri parenti e degli amici. Non ha nessun incarico ufficiale per insegnare, ma egli apre subito scuola privata, alla quale accorrono i giovani delle migliori famiglie veronesi: i fratelli Verità, Lodovico Cavalli, Lodovico Mercanti, Lodovico Polentino, Bartolomeo Pellegrini, Bartolomeo Brenzoni, il Pisoni, il Maggi; da Bologna viene il Lamola.

97. Però questa scuola ebbe tristi auspicii, giacchè dopo poco più di un mese a Verona si sviluppò la pestilenza; gli scolari si sbandarono, i cittadini fuggirono e anche Guarino riparò nella sua villa di Valpolicella, portando seco la famiglia propria e quella del suocero. I fratelli Verità si ricoverarono a Cerea, il Brenzoni nella sua villa omonima sul lago di Garda, il Pisoni e il Maggi a Riva di Trento; il Lamola tornò a Bologna.

98. Guarino stava a Valpolicella già nel maggio. Era la prima volta che egli piantava residenza nella villa e perciò si compiace di ammirarla e di gustarne le bellezze. E non si può tenere dall'invitare a partecipare di tanta gioia i suoi cari, come il parente Battista Zendrata e Tommaso Fano e Zenone Ottobelli, cercando di adescarli con una minuta descrizione del luogo.