109. Nel 1421 la scuola di Guarino fu visitata e frequentata da due celebri alunni forestieri: frate Alberto da Sarzana ed Ermolao Barbaro veneziano. Frate Alberto fu con Bernardino da Siena l'uno dei due monaci per i quali Guarino nutrì stima e venerazione illimitata, egli che di fronte agli altri monaci, quali fra' Timoteo da Verona, pure suo scolaro, e fra' Giovanni da Prato, si mostrò indipendente per quanto rispettoso. E conobbe di persona anche Bernardino, quando andò a predicare nella cattedrale di Verona l'anno seguente, 1422, anzi in quei pochi mesi l'ebbe frequentatore delle sue lezioni. Frate Alberto allorchè si presentò alla scuola di Guarino era uomo fatto e conosciuto per la sua predicazione. Passato da Firenze, dove conobbe tra gli altri il Niccoli, e da Padova e Venezia, dove conobbe i dotti Veneti, sopra tutti il Giuliani e il Barbaro, giunse a Verona nel settembre 1421, fornito di cognizioni sacre e di buone qualità oratorie; gli mancava la cultura letteraria, un po' di greco e un po' di raffinatura nella forma latina. Ciò fu quello che egli imparò da Guarino, al quale conservò perenne riconoscenza ed affetto, tanto che ancora parecchi anni dopo, nel 1434, lo chiamava non il suo precettore, ma il suo direttore spirituale, perchè lo aiutava a vestir di bella forma i dettati divini.
110. L'altro scolaro, Ermolao Barbaro, figlio del fu Zaccaria e ora sotto la tutela dello zio Francesco, venne a Verona qualche mese prima, nell'estate del 1421. Ma questi era ancora fanciullino, tredicenne appena, un portento di precocità intellettuale; eppure fanciullino come era aveva fatto la sua brava visita a Firenze dove conobbe e si fece «amici» il Traversari, il Niccoli, il Marsuppini. Ermolao fu più tardi vescovo di Verona. Questi due nuovi scolari diedero dopo un anno frutti della loro operosità: frate Alberto con un discorso pronunziato a Verona nella festa del Corpus Domini (11 giugno 1422) ed Ermolao con la traduzione latina di Esopo dedicata al Traversari (1.º ottobre 1422).
111. Nell'agosto del 1421 Guarino lavorava intorno all'orazione funebre per Giorgio Loredan, il vincitore di Gallipoli (nel 1416), caduto vittima in quest'anno stesso di un agguato sulle coste siciliane. Guarino aveva aggravato la mano sugli autori dell'agguato, ma il Barbaro prudentemente lo consigliò a mitigare alquanto l'acerbità del linguaggio, che nonostante rimase molto aspro. Non sappiamo se Guarino sia andato a recitare l'orazione a Venezia, dove del resto si suppone tenuta. Il Barbaro in quei mesi estivi peregrinava per il territorio padovano, vicentino e veronese, fuggendo la peste che infestava Venezia. Anzi a Montagnana il 1.º ottobre si incontrò con Guarino.
112. Due altri avvenimenti dobbiamo registrare in quest'anno: l'uno fausto, l'altro tragi-comico. Il fausto è la nascita del primo figlio Girolamo, venuto alla luce il 20 settembre. Gli mise nome Girolamo allo scopo di perpetuare la memoria dell'amicizia con Girolamo Gualdo, a cui scrive che, se non potrà lasciare al figlio eredità di sostanze, cercherà di costituirgli un buon corredo di cognizioni. Ecco ora l'avvenimento tragi-comico. Un tale Antonio Quinto, tipo di demagogo da trivio, si intruse un bel giorno nel Consiglio di Verona e alla presenza di tutti e del podestà e del capitano cominciò una filippica contro Guarino, sostenendo che gli si dovea levare lo stipendio per non aggravare inutilmente il bilancio del comune. Informatisi gli astanti della sua condizione e come si fosse intruso, venne fatto uscire tra i fischi universali. Fuori di Consiglio poi fu tutto quel giorno un coro di lodi in favor di Guarino, specialmente da parte del Pasi, provveditor del comune. Guarino come è ben naturale da questo incidente guadagnò anzichè scapitare.
113. Buon successo ottenne la prolusione di Guarino del 22 maggio 1422 al De officiis di Cicerone. Il Maggi ne volle una copia, accompagnata da considerazioni sulla sua struttura retorica. Questo fu l'anno della famosa scoperta delle opere retoriche di Cicerone, trovate dal vescovo Landriani a Lodi e decifrate e trascritte a Milano per opera di Gasparino Barzizza, di Cosimo Raimondi e di Flavio Biondo. La notizia della scoperta giunse a Verona nel giugno e il 18 dello stesso mese Guarino mandava al vecchio amico e collega Barzizza il suo scolaro Giovanni Arzignano, quale ambasciatore del circolo letterato veronese, a riportare una copia delle nuove opere ciceroniane. L'Arzignano tornò col solo Orator, che fu subito distribuito agli amici.
114. Nell'autunno passò Guarino a Valpolicella, dopo due anni che non c'era stato. La corrispondenza da Valpolicella ci fa conoscere due nuovi e valenti scolari di Guarino: Giacomo Lavagnola veronese, che battè poi la via delle magistrature, fu capitano a Firenze, podestà a Siena e Bologna e senatore di Roma; e Tommaso Pontano, che frequentò di poi i circoli di Venezia e Firenze, e professò a Bologna e nell'Umbria.
115. Alla fine del 1422 o al principio del 1423 nacque a Guarino il secondo figlio Esopo Agostino. Nell'aprile 1423 si festeggiò anche a Verona l'elezione del doge Francesco Foscari, tanto più che egli era conosciuto colà, essendovi stato capitano nel 1421. Guarino ebbe l'incarico di redigere a nome della città una lettera di congratulazione. La monotonia delle solite occupazioni fu interrotta quest'anno da una gran gita fatta per il contado veronese negli ultimi giorni di luglio e nei primi di agosto. Vi prese parte una numerosa comitiva di uomini e di donne: c'erano p. e. Guarino, lo Zendrata, il Concoreggio, il Sabbioni, lo Spolverini, il Manfrin, il cui cavallo fece per parecchi giorni dipoi le spese ai motteggi e alle risate degli amici. Ci furono divertimenti di caccia, di pesca e soprattutto gran mangiate. Nella brigata c'era una persona nuova per noi, ma che d'ora innanzi diverrà nostro conoscente, Flavio Biondo da Forlì, esule dalla sua patria, il quale errando da un paese a un altro in cerca di un punto d'appoggio capitò eventualmente per pochi giorni a Verona. Nell'autunno Guarino fece la solita villeggiatura a Valpolicella.
116. Ma ecco avanzarsi un anno tempestoso per Guarino, il 1424. I timori della pestilenza si erano affacciati sin dai primi decembre del 1423 e Guarino allora stesso pensava ad un eventuale ricovero. La minaccia continuava verso la metà gennaio 1424, ma pare che poco dopo sia entrata una sosta.
117. Intanto veniva il febbraio e Verona riceveva la visita di un personaggio illustre, l'imperatore Giovanni Paleologo di Costantinopoli. Era arrivato a Venezia il 15 decembre 1423. Ivi si fermò un paio di mesi e in quel tempo fu ossequiato da Leonardo Giustinian e da Francesco Barbaro, che adoperarono con lui il linguaggio greco. Egli senz'altro riconobbe in loro degli scolari di Guarino, nè si ingannava; e domandò notizie di Guarino, che egli ricordava benissimo. Ripartito alla volta di Milano, fece sosta a Verona, dove entrò il 21 febbraio, accolto solennemente dalle autorità, salutato da un discorso di Guarino e ospitato nella badia di S. Zen. Guarino ebbe così occasione di rinfrescar le dolci memorie del suo soggiorno a Costantinopoli e di conoscere alcuni del seguito dell'imperatore, coi quali più tardi strinse intima amicizia, p. e. l'Aurispa. Fu in quella circostanza che egli seppe una cattiva novella. Gli raccontarono come il Filelfo introdottosi in casa di Giovanni Crisolora, nipote del morto Manuele, ebbe commercio impudico con la moglie e indi sposò la figliola. Il Poggio riferisce alquanto diversamente: che il Filelfo abusando dell'ospitalità offertagli dal Crisolora gli viziò la figliola e che indi per interposizione di alcuni mercanti italiani lo scandalo fu riparato con un matrimonio. Il giorno dopo l'imperatore riprese il viaggio.
118. Ai primi di maggio troviamo Guarino già in villa; ciò significa che la pestilenza faceva progressi. Questa volta non è la villa di Valpolicella, ma di Montorio, altra bella posizione dei dintorni di Verona. Montorius è il mons ὡραῖος, il mons speciosus, come Polizella è πολύζηλος, il paese desiderato. Le stanze doveano essere un poco in disordine ed egli pone subito mano a racconciarsi la propria camera da letto, incaricando l'amico Faella di fornirgli da Verona dei mattoni. A Montorio stava a suo agio, senza troppe preoccupazioni, ora godendosi la campagna, ora studiando e corrispondendo con gli amici e scolari, che erano chi in città, chi fuori. Tra gli scolari ne incontriamo tre nuovi: un veneziano, Bernardo Giustinian, figlio di Leonardo, amico di Ermolao Barbaro; un veronese, Bartolomeo Genovesi; un fiorentino, Mariotto Nori, del quale avremo occasione di occuparci ancora più tardi.