178. Col Capra entriamo nel circolo milanese. Il Capra fu fatto arcivescovo di Milano nel 1414, ma non entrò in stabile possesso della sua residenza che nel 1422. Prima di quel tempo avea preso parte attiva al Concilio di Costanza, dove si trovò presente per la elezione di Martino V. Indi fu incaricato di alcune ambasciate alle corti europee, p. e. in Germania, donde tornava nel 1422 e fu allora che fece l'ingresso a Milano. Nel principio del 1428 passò governatore a Genova, dove stette circa un quinquennio; e poi prese parte al Concilio di Basilea, ma per poco tempo, chè morì colà nel 1433. Fu uomo illuminato, promotore degli studi, ricercatore di codici e perciò lo vediamo in intimo e frequente commercio con gli umanisti. Guarino e il Capra erano vecchi conoscenti, ma da molti anni non si scrivevano; solo nel 1425 rinnovarono l'amicizia. In quell'anno il Capra, saputo che Guarino aveva scoperto e divulgato il nuovo codice dell'Epistolario di Plinio, gli scrisse pregandolo di allestirgliene una copia. Guarino lo soddisfece servendosi dell'opera del Biondo. Nel 1427 andarono a Milano Francesco Brenzoni e Filippo Regini canonico, veronesi; e in quell'occasione ci fu scambio di lettere affettuose tra Guarino e il Capra.

179. Guarino allora interpose l'arcivescovo perchè gli ottenesse da Giovanni Corvini un Macrobio; ma l'interposizione non giovò a nulla; il Corvini era stato battezzato dal Capra per un'arpia, poichè accumulava codici senza farne parte agli amici. Nè era stato quello il primo tentativo di Guarino per aver codici dal Corvini, specialmente un Gellio e un Macrobio, ai quali fece l'amore parecchio tempo. Avea già interposto il Casati, un milanese, conosciuto nel 1419 per mezzo del Maggi, avea interposto lo Zilioli, ma sempre inutilmente. Da ultimo Guarino cercò di mettersi in corrispondenza diretta col Corvini e ciò fece nel principio del 1428, prestandogli un proprio codice. Ma il Corvini anche questa volta duro; sicchè Guarino ebbe ragione di risentirsene e dargli dello scortese, giurando che non gli presterebbe più codici.

180. Giovanni Corvini era nativo di Arezzo, donde partì presto per Milano e ivi entrò al servizio del Visconti come segretario. Morì nel 1438. Aveva buoni rapporti con gli umanisti fiorentini, quali il Niccoli, il Traversari, e coi milanesi, soprattutto col Barzizza, che fu institutore di uno dei suoi figliuoli. La passione predominante del Corvini era raccoglier codici, dei quali possedeva già una rilevante collezione sin dal 1412, p. e. un Epistolario ad Attico, una commedia latina a noi ignota e quel Gellio e quel Macrobio, a cui dava la caccia Guarino.

181. A Milano in quel tempo veniva su un forte ingegno, che spiegò grande operosità nel campo politico e nel campo letterario: Pier Candido Decembrio, nato nel 1399 a Pavia. Ivi bambino dai tre ai quattro anni aveva ricevuto le carezze di Manuele Crisolora, che insegnava a Pavia nel 1400-1403. Nel 1413 il padre Uberto faceva pratiche per collocarlo presso la curia pontificia, ma preferì poi di metterlo al servizio del duca Filippo Maria Visconti; morto il Visconti, il Decembrio passò nella curia. Negli anni 1420-1430 le relazioni del Decembrio si fecero estesissime. Corrispondeva con Ogniben Scola, che stava a Pinerolo, con Gerardo Landriani vescovo di Lodi, coi Bossi di Como, con Feltrino Boiardo di Ferrara, col Loschi a Roma, con Galasso Correggio e Tommaso Cambiatore a Reggio, con Carlo Fieschi e Giovanni Stella a Genova e col De Marinis arcivescovo di quella città, coi Medici, col Niccoli e col Bruni a Firenze. Non parliamo dei letterati e uomini di stato del circolo milanese, come Zanino Ricci, Guarnerio Castiglioni, il Becchetti, Cambio Zambeccari, Antonio da Rho, il Capra, il Barzizza.

182. Nel 1425 strinse rapporti anche con Francesco Barbaro e con Guarino. Nell'ottobre di quell'anno il Decembrio andò a Venezia, a trattare con la Serenissima un acquisto di vettovaglie per Milano. Contava egli di visitare a Vicenza il Barbaro e a Verona Guarino; ma la partenza da Venezia fu affrettata e le due visite non furono fatte. Ciò non tolse al Decembrio, tornato che fu a Milano, di scrivere all'uno e all'altro e stringere per lettera quell'amicizia, che non aveva potuto personalmente. Guarino corrispose volentieri all'invito e da buon maestro correggeva gli errori di greco delle lettere del Decembrio, il quale allora moveva i primi passi nella conoscenza di quella lingua.

183. Sulla fine dello stesso anno andarono ambasciatori a Venezia anche il Corvini e il Barzizza. Il Barzizza intendeva parimenti di fermarsi a Verona a salutar Guarino, ma ne fu impedito pur esso. Glie ne scrisse un paio d'anni più tardi, chiedendogli scusa, nella occasione che gli raccomandava Francesco Mariani, suo allievo, il quale si recava a studiare il greco da Guarino. Il Barzizza stava a Milano sin dal 1420, come professore di retorica. Ivi nel 1422 rese un gran servizio alle lettere, decifrando e dividendo in capitoli le opere retoriche di Cicerone trovate a Lodi dal vescovo Landriani. Il codice fu portato al Barzizza a Milano da Giovanni Omodei; il Barzizza lo fece esemplare dal cremonese Cosimo Raimondi. In quell'anno stesso Guarino mandò a nome degli umanisti veronesi il suo alunno Giovanni Arzignano dal Barzizza a trarre una copia del nuovo codice. Ma per allora non si potè ottenere che l'Orator. Solo più tardi, nel 1428, Guarino ebbe per mezzo del Lamola un apografo intero ed esattissimo dell'archetipo di Lodi. E un altro codice ebbe per mezzo del Lamola, il Macrobio cioè del Corvini. Il Lamola era a Milano dalla fine del 1426, in cerca di nuova fortuna. Ivi aveva trovato una occupazione presso Cambio Zambeccari e intanto si era messo in relazione con l'arcivescovo Capra e con altri illustri personaggi di Milano.

184. Avanti di andare a Milano il Lamola stava in Bologna, sua patria. Quando seppe nel 1419 che Guarino era passato a Verona, andò alla sua scuola, che frequentò sino all'ottobre circa del 1425. Così il Lamola diffuse a Bologna la fama del suo maestro e Guarino intrecciò vivo commercio epistolare con quell'antico e rinomato centro di studi. Assai vi contribuì anche la presenza in Bologna del Salerno, che fu podestà di quella città il secondo semestre del 1419, e si acquistò tanto la stima pubblica, che allo scader dell'ufficio gli venne riconfermato per un altro semestre, dal gennaio al giugno 1420, onore raro a concedersi. Una bella prova della nominanza che godea Guarino a Bologna l'abbiamo nell'offerta di una cattedra che gli fu fatta nel 1424 dai Bolognesi, i quali del resto non si perdettero di coraggio al primo rifiuto e rinnovarono qualche tempo dopo, verso il 1430, l'invito per mezzo di Alberto Zancari amico di Guarino; ma anche la seconda volta rifiutò.

185. Bologna nel tempo che Guarino insegnava a Verona presenta un vivace e molteplice movimento di operosità letteraria. Non ultima fra le cause è la parte che vi presero l'arcivescovo Niccolò Albergati, liberal mecenate, e il suo segretario Tommaso Parentucelli, il futuro papa Niccolò V. Entrambi corrispondevano con gli umanisti di Firenze e cercavano codici. Ma lo scovatore era proprio il Parentucelli, che nei viaggi dell'Albergati nel 1427-1428 in Lombardia e a Ferrara, dove trattava la pace come intermediario fra Venezia e Milano, visitò chiese e monasteri in cerca di codici, p. e. il monastero di Nonantola sul territorio di Modena e quello di Pomposa presso Ferrara, la chiesa di S. Ambrogio di Milano, la Certosa di Pavia, la cattedrale di Lodi. Scopritore e possessore di buoni codici era pure il Rinucci, segretario del veneziano Gabriele Condulmier, amico di Guarino, il futuro papa Eugenio IV e allora (1424) legato apostolico a Bologna. Troviamo a Bologna altra gente di minor levatura, p. e. tra il 1424 e il 1425 Berto Ildebrandi, Andreozzo Pierucci senese, frate Andrea da Rimini, Giovanni da Luni, Antonio grammatico, Giovanni Toscanella, un antico scolaro di Guarino a Firenze, Tommaso Pontano, suo scolaro di Verona.

186. Un novello impulso fu dato agli studi in Bologna dalla venuta dell'Aurispa. Egli tornava da Costantinopoli col seguito dell'imperatore. Si fermò con lui a Venezia, a Verona, e con lui andò a Milano, dove si trattenne sino al giugno del 1424. Di là prese la via di Bologna. L'Aurispa giungeva coi suoi trecento codici greci, con l'aiuto dei quali sperava di carpire da qualche città, p. e. da Firenze, un grasso collocamento. Egli era esperto mercante di codici e sapea trarre il maggior profitto possibile dalla sua merce. Però le trattative con Firenze gli andarono fallite, almeno per il momento; intanto dovette acconciarsi ad accettare una cattedra di greco a Bologna. Guarino, che nel febbraio 1424 lo aveva conosciuto a Verona, nel febbraio dell'anno dopo, di ritorno dal Tirolo, gli scrive congratulandosi dell'onore che gli avevano reso i Bolognesi. Le pratiche con Firenze ebbero miglior esito nel 1425; infatti nel settembre dell'anno stesso l'Aurispa partì per quella città, dove aveva ottenuto la cattedra di greco.

187. Prima che l'Aurispa lasciasse Bologna, vi capitò Antonio Panormita, lo studente girovago, che dopo aver peregrinato per Firenze, Padova, Siena, veniva a piantar le tende a Bologna. Con l'Aurispa erano conoscenze vecchie; ivi rinnovarono l'amicizia, e il poco tempo che stettero insieme lasciò traccia in alcuni epigrammi all'Ermafrodito, al quale il Panormita dava allora gli ultimi tocchi.