226. Ma la cura principale di questo primo periodo (1430-1435) della dimora di Guarino in Ferrara fu l'educazione del suo nobile allievo, il marchesino Leonello, già destinato a succedere al padre nel principato. Quando Guarino andò a Ferrara, Leonello aveva 23 anni. Era nato nel 1407. Avrà fatti i suoi primi studi elementari come si poteano fare in una città dove ancora non eran giunti gli umanisti; indi il padre lo mandò a scuola di guerra sotto Braccio di Montone: ciò fu nel 1422, quando Leonello aveva 15 anni. Tornò a Ferrara dopo la morte di Braccio, nel 1424.

227. La base fondamentale del metodo didattico di Guarino era l'intimo legame del maestro con gli scolari: legame di affetto reciproco, di rispetto e di venerazione da parte degli scolari, di benevola familiarità e dolcezza da parte del maestro. Il maestro poi dovea soprattutto essere ai suoi scolari uno specchio vivente di onestà e costumatezza. Questo metodo l'aveva imparato da Guarino a Venezia Vittorino, il quale lo applicava e sviluppava presentemente in Mantova alla corte dei Gonzaga. E all'efficacia di esso contribuiva non poco la reciproca e costante stima e benevolenza di Vittorino e di Guarino, che si riverberava nei loro allievi principeschi, quali Carlo Gonzaga e Leonello d'Este, senza dire che Leonello era fidanzato di Margherita Gonzaga, allieva di Vittorino, quella che nel 1435 egli condusse in moglie.

228. Guarino è orgoglioso e geloso del suo alunno. Il suo nome non morirà, perchè i posteri lo congiungeranno con quello di Leonello: Guarinus Leonelli. «Io sono umile e oscuro; ma di rimbalzo la mia oscurità verrà illuminata dal tuo splendore. Non vediamo noi il pantano percosso dai raggi solari generare fiori bellissimi?» Lo vuole sempre vicino a sè. Quando egli è lontano, Guarino è in continua preoccupazione per la sua salute e lo invidia ai campi, che egli percorre, agli amici, che lo accompagnano. Le frasi che egli adopera verso Leonello sono quelle stesse di una madre verso il figliolo: «Testolina gaia, dolcezza mia, volto amabile, aspetto adorato».

229. E Leonello in ciò lo secondava mirabilmente. Ecco come gli risponde dalla villeggiatura di Porto: «Ieri, di giorno, stavo leggendo il mio Cesare, soletto nella mia stanza; non volevo lasciarmi sorprendere dalla sonnolenza di quest'afa estiva e nel medesimo tempo ne provavo gran diletto. Ed ecco intanto giungermi la tua bella e affettuosa lettera. Con che benevolenza, con che sollecitudine ti preoccupi della mia salute! Ed è giusto. Se noi ci prendiamo cura, per semplice istinto, di tutti i nostri simili, che non faremo per quelli che ci sono legati da intimi vincoli d'affetto! Vedi dunque che non è proprio il caso che tu debba scusarti. Tutt'altro! Bisognerebbe non aver cuore per rimproverare l'affettuosa sollecitudine di chi si preoccupa del nostro stato; anzi quella sollecitudine merita le nostre lodi, il nostro plauso ed è la più bella prova che si è amati. E io lo so che tu mi ami, non fosse altro per l'obbligo che ha ogni anima ben nata di corrispondere all'amore, e l'amore mio per te è immenso, ardente, come quello di un figlio verso il proprio padre, anche perchè così vollero i nostri antichi, che veneravano quale un padre il precettore».

230. E alle parole aggiungeva i fatti, giacchè ora donava al suo maestro del grano, ora gli mandava le primizie della sua caccia: caprioli, fagiani, quaglie. Quelle bestiole erano morte, eppure venivano apportatrici di tante cose a Guarino, venivano messaggere del suo Leonello ed egli le baciava ricevendole e preparava ad esse quella onorata sepoltura che loro si conveniva: «bruciate sul rogo all'uso antico e seppellite nello stomaco tra una lieta brigata di amici».

231. Leonello era appassionato per la caccia e Guarino gliela inculcava: perchè nel suo insegnamento dallo sviluppo morale e intellettuale non bisognava mai scompagnare lo sviluppo fisico. Questo era un felice ritorno alla educazione greco-romana, applicata e diffusa specialmente da Vittorino. E poi non è la caccia una preparazione alla guerra, anzi una simulazione di guerra? «Ci si alza il mattino per tempo, si affrontano i geli, gli ardori, la fame e la sete; ivi attacchi veri e finti, imboscate e lotte, colpi di freccia e di giavellotto: insomma una battaglia». E oltre la caccia gli consigliava i giochi, p. e. il gioco della palla: «anche Alessandro e Scevola si dilettavano di giocare alla palla. E buone sono le passeggiate in campagna. I grandi Romani dopo le cure di Stato non si vergognavano di prendersi un divertimento all'aria aperta; Scipione e Lelio nei loro momenti d'ozio andavano sulla spiaggia di Gaeta a raccogliere gusci di ostriche e a far mille chiassate».

232. E il nuoto? «Oh il nuoto oltre che refrigerare il corpo, gli dona elasticità. Come è bello da una riva erbosa e verdeggiante gittarsi in un fiume dalle onde cristalline e ora tuffarvisi, ora lasciarsi trasportare supino dalla corrente, ora romper l'acqua con le braccia. L'uomo che sa nuotare ha si può dire natura doppia: quella degli animali di terra e quella dei pesci. Quanti illustri personaggi antichi e moderni non furono valenti nuotatori. Basti ricordare Orazio Coclite, che si salvò a nuoto nel Tevere dagli assalti di Porsena, Cesare, che si salvò dall'insurrezione alessandrina a nuoto sul mare, Alessandro.... Ma Alessandro era troppo imprudente e per essersi bagnato nelle rigide acque del Cidno fu a un punto di perderci la vita. Valga il suo esempio a renderti prudente, o Leonello».

233. Non meno che all'educazione fisica del suo allievo badava Guarino alla sua educazione morale, avendo soprattutto di mira gli ammaestramenti che si riferivano ai suoi obblighi di principe. A questo fine gli tradusse due opuscoli di Isocrate, nell'uno dei quali sono esposti i doveri dei sudditi verso il sovrano, nell'altro i doveri del sovrano verso i sudditi. La virtù che più di ogni altra gli inculcava era la clemenza, quantunque Leonello per natura sua fosse mite e clemente e solesse ripetere la parola di Tito: non dovere un principe lasciar partire nessuno dal suo cospetto senza conforto.

234. Ma dove Guarino concentrò la sua operosità didattica fu nell'educazione letteraria; e qui trovò terreno fecondo e docile. Leonello aveva veramente trasporto per gli studi; e Guarino fu orgoglioso di affermarlo al Niccoli, quando nel 1431 passò da Ferrara. E non solo coltivava la letteratura latina, ma anche la volgare e le arti belle, la musica, il canto e la pittura. Fra le discipline prediligeva la storia, fra gli autori Cesare, che era il suo ideale come scrittore, come capitano e come uomo politico; e per questo appunto Guarino gli fece una redazione dei Commentarii di Cesare. Gli traduceva gli autori greci, specialmente Plutarco, e gli cercava codici. Alla ricerca dei codici prendeva parte anche Leonello, come nel domandare al cardinale Orsini le nuove commedie di Plauto e nel far venire da ogni dove manoscritti della Storia naturale di Plinio, della quale Guarino preparava una redazione, che fu terminata nel 1433.

235. Quando poi Leonello era fuori in villeggiatura, se incontrava nelle sue letture qualche difficoltà, si rivolgeva al suo maestro, che subito gli risolveva i dubbi e approfittava di quelle occasioni per dargli massime e precetti. «Allorchè leggi non biascicar le parole, ma pronunziale a voce alta; ciò oltre che aiutare la digestione, imprime meglio nella mente i pensieri. Percorso un periodo, raccogline mentalmente il contenuto: se non hai capito la prima volta, leggilo e rileggilo, imitando i tuoi bracchi, che quando sentono la selvaggina nelle stoppie e non riescono a scovarla, fanno e rifanno le medesime peste. Terminato un capitolo, fermati un poco a riassumerlo tutto; ma il riassunto non deve essere letterale, bensì baderai al senso; letteralmente ripeterai solo i luoghi più salienti: una frase elegante, un bell'aneddoto, un'arguta risposta. Sceglierai poi un giorno nel mese a ripassarti tutti codesti luoghi. Opportuno sarà anche che tu ti prenda un ripetitore, col quale riepilogare le lezioni imparate e non dimenticar mai di notare in un quaderno le principali nozioni che man mano acquisti nelle tue letture, ordinandole e classificandole. Se ti manca il tempo, pigliati un ragazzo intelligente che ti copii e disponga la materia».