353. Ma non c'era di bisogno della presenza dei figli in Verona, perchè Guarino mantenesse vivi e cordiali rapporti con la sua città nativa. Si è veduto che Verona non dimenticò mai il suo Guarino, la quale fece nel 1451 l'ultimo tentativo per riaverlo insegnante. Si davano poi circostanze in cui il Consiglio veronese dovea trattare qualche pubblico interesse col marchese di Ferrara e allora Guarino interponeva i suoi buoni uffici presso il principe. I suoi vecchi scolari lo ricordavano sempre, come l'Ottobelli, che gli cercava documenti per la Chrysolorina, e Silvestro Landi, che redigendo lo statuto della città di Verona fece nell'introduzione onorevole menzione del suo maestro. E non mancava colà chi volesse erigergli un piccolo monumento; e questi era il suo compare Damiano Borghi, che gli fece forse scolpire un busto, per tramandare immortale il nome di lui.
354. A Venezia si trovarono per qualche tempo i figli Niccolò e Gregorio. Niccolò accompagnava il marchese Carlo Gonzaga, di cui era segretario; Gregorio si era recato colà nel 1451 un po' a perfezionarsi nella medicina e un po' a conoscere quella città. Ma buon medico per gli altri e non per sè si lasciò ferire il cuore da una bella fanciulla, la quale gli rubava la pace e a cui desiderava dare la mano di sposo. La madre della fanciulla fece serie opposizioni, ma mercè l'interposizione di Francesco Barbaro le difficoltà furono appianate e Gregorio impalmò la sua Antonia.
355. Col mezzo di questi due figli le comunicazioni di Guarino col circolo veneziano erano tenute vive. Oltre che con Francesco Barbaro, egli corrispondeva col figlio di lui Zaccaria, con Bernardo Giustinian, col medico Niccolò Leonardi, con Marco Zane. In casa Barbaro ci fu nel gennaio 1453 una festa di famiglia per il matrimonio di Paola figlia di Francesco con Giacomo Balbi. Da Ferrara Guarino se ne congratulò per lettera e Giano Pannonio compose per quell'occasione un lungo panegirico di Francesco Barbaro. In quello stesso anno Giano andava a Venezia raccomandato da Guarino al Barbaro; probabilmente era quello il tempo in cui il Pannonio, lasciati gli studi letterari dell'università di Ferrara, si recava a frequentare il corso di giurisprudenza in quella di Padova. D'ora in poi i legami di Guarino col circolo veneziano si rallentano o si spezzano affatto, essendo morto nel principio del 1454 il Barbaro, che ne costituiva il nucleo.
356. Anche nelle relazioni di Guarino con la corte di Rimini incontriamo un figlio suo, Girolamo, che nel 1448 dedicò a Gismondo Malatesta una Vita di Senofonte. Guarino aveva avuto occasione di conoscere personalmente Gismondo nel 1444, quando esso venne a Ferrara ad assistere alle nozze di Leonello. Più frequenti diventarono le corrispondenze tra Guarino e Rimini allorchè si recarono a quella corte due suoi illustri scolari, Tobia Borghi e il Basini, stato allievo quest'ultimo anche di Vittorino e del Gaza. A Rimini il Basini si trovò in lotta con due rivali, il Porcelli napoletano e Tommaso Seneca da Camerino, contro le cui maligne suggestioni egli dovea disputarsi la grazia del principe, il quale alla sua volta prendeva diletto di quelle guerricciole. Guarino era informato di tutto dal Basini.
357. Il Basini conosceva, come allievo delle scuole di Mantova e di Ferrara, il greco, del quale erano digiuni il Porcelli e il Seneca. Costoro due cercarono di mettere in cattivo occhio presso il principe il loro rivale col pretesto che egli disprezzasse i Latini in confronto dei Greci; il Basini rispose vittoriosamente, mostrando la loro ignoranza e tessendo l'apologia degli studi greci. Qui scorgiamo un'altra prova della superiorità della scuola guariniana e un nuovo sintomo della guerra fra Greci e Latini. L'altro scolaro di Guarino, Tobia Borghi, fu in Rimini storiografo di corte; infatti scrisse la vita di Gismondo, specialmente per eccitamento di Guarino, che gli delineò anche le principali norme per scrivere la storia, desumendole da Luciano.
358. Fra i principi convenuti a Ferrara nel 1444 alle nozze di Leonello ci fu Rodolfo di Camerino, fratello della famosa Costanza Varano, una delle umaniste del secolo XV. Certamente Guarino ebbe occasione di parlar di lei col fratello Rodolfo, quantunque egli già la conoscesse per fama e per aver letto i suoi scritti. Avea levato gran rumore la sua orazione recitata al conte Francesco Sforza e alla sua sposa novella Bianca Visconti, quando nel 1442 andarono a prender possesso della loro signoria delle Marche. Da allora in poi la Costanza incoraggiata si mise in corrispondenza con principi, umanisti e umaniste, come il duca Filippo Maria Visconti, Guiniforte Barzizza e l'Isotta Nogarola. Guarino, che aveva ott'anni innanzi tributato il suo omaggio alla Nogarola, non si lasciò sfuggire ora (1444) l'opportunità di tributarlo con una lettera anche alla Varano, adoperando quasi le stesse frasi e le stesse lodi e mostrandosi in certo modo mortificato di presentarsele così da sè, senza averla conosciuta prima; che però non ce n'era di bisogno, perchè egli era stato ammiratore dei suoi scritti, dai quali l'aveva imparata a conoscere molto bene. Il pretesto di scriverle gli fu fornito da un codice degli scolii di Cornuto a Giovenale, che esisteva in Camerino e di cui le chiedeva una copia.
359. Con la corte di Urbino troviamo in relazione Guarino e il figlio Battista. Duca di Urbino era Federico di Montefeltro, non letterato ma protettore dei letterati, col quale Guarino carteggiava sin dal 1451. Ebbe poi occasione di conoscerlo personalmente nel 1457, quando Federico e Gismondo Malatesta si abboccarono a Ferrara con Borso d'Este, che essi aveano scelto per paciere; ma la pace non fu ottenuta. Al duca Federico si accompagnava anche Ottaviano Ubaldini, entrambi cresciuti in corte come fratelli. Ottaviano era letterato, fu allievo di Vittorino da Feltre e si occupava di studi latini e italiani; corrispondeva p. e. col Prendilacqua, col Filelfo e con Guarino; quest'ultimo anzi gli mandò come institutore uno dei suoi scolari, Marino Filetico. Battista Guarino si era incontrato con Ottaviano nel 1456, probabilmente in Bologna, e in quell'anno stesso gli emendò un Catullo.
360. Dico in Bologna, perchè Battista insegnò in quell'università due anni, 1455-1456, 1456-1457. Fu onore non ordinario per un giovanotto appena forse ventenne esser chiamato a dettar lezione in quell'illustre ateneo. Il discorso inaugurale del decembre 1455 fu un trionfo per Battista. L'uditorio era affollatissimo; vi si notavano i rettori e ragguardevoli personaggi fra i quali il cardinal legato. Il vecchio Guarino, quando ne udì la relazione in piazza a Ferrara da uno che veniva da Bologna, non potè trattenere dalla consolazione le lagrime.
361. In Bologna c'era giusto in quegli stessi anni un altro figlio di Guarino, il canonico Manuele, che avea l'ufficio di segretario presso il cardinal legato. Per mezzo di questi due figli Guarino tenea viva corrispondenza col circolo bolognese. Senza di che egli carteggiava con la famiglia Bentivoglio e col cardinal Bessarione, che fu legato in Bologna dal 1450 al principio del 1455. Essendosi recato a Bologna il suo scolaro Marco Aurelio, gli portò nel ritorno i Ricordi di Socrate di Senofonte tradotti dal Bessarione; con ciò fu offerta a Guarino l'occasione di tributar meritate lodi al dotto Greco e di rinnovare l'amicizia stretta in Ferrara nel 1438 al tempo del Concilio. A Bologna predicavano di quando in quando due monaci veronesi di quel tempo, fra' Timoteo e fra' Matteo Bossi. Timoteo trovò in una di quelle circostanze, sembra, a Bologna la vita di S. Guarino, che fu trasmessa a Guarino da un monaco bolognese, fra' Cipriano. Fu un'immensa esultanza per Guarino l'aver trovato il suo santo omonimo e fu fortuna per noi, poichè nel ringraziare Cipriano egli dà preziose notizie intorno ai suoi primi anni.
362. Quel Timoteo era uomo istruito e abbastanza spregiudicato, perchè scrisse un libro, la Sacra rusticitas, dove dimostra che lo studio delle lettere non nuoce alla pietà cristiana. Anche lui però, come tutti i minoriti, faceva la sua crociata contro il lusso, che allora cominciava a diventare una vera piaga sociale. E predicò contro il lusso nella quaresima del 1454 a Bologna, dove ebbe buon gioco, avendogli prestato mano forte il Bessarione, che già tre anni innanzi avea pubblicato ivi stesso un editto contro il lusso. Però gli attacchi di fra' Timoteo erano specialmente rivolti contro le donne. Ciò parve poco cavalleresco a taluno, che confutò il monaco, e a Guarino stesso, il quale spezzò la sua lancia in favor delle donne.