— Esmeralda, strillava un ragazzo, — il mio cuore in un fiacre!

Due voci, una di uomo, l’altra di donna, che fecero trasalire il conte, risponderono insieme:

— Alla paglia...

— Marmocchio!...

Il conte aspettò che la gente diradasse un poco, poi scese, licenziò la carrozza e tornò indietro a piedi...

Non tardò a raggiungere Luscià e Nick.

Camminavano l’uno a fianco dell’altro; egli fumava la pipa, ella morsicava tratto tratto una sigaretta; lo scialle, — uno stupendo casimira, — le cadeva dalle spalle, — spazzava il marciapiede lubrico. Egli vestiva un sucido abito borghese, ma portava il suo tondo muchdi in testa.

Il conte li seguiva dalla parte opposta della strada.

Dopo un centinaio di passi entrarono da un acquavitaio che stava chiudendo la bottega, e si fecero servire un bicchierino. Uscirono cantarellando.

Emanuele pensava alle follie che avevano fatto insieme nel loro viaggio di nozze.