Poco più in là svoltarono in una viuzza quasi buia a dritta.
Il conte tenne loro dietro in un labirinto di sucide ed ignote straducole deserte, dove non si udiva più che il rumore dei loro passi.
Luscià si volse due o tre volte, e parve accorgersi d’essere seguita. Rallentò il passo.
Ella e Nick si bisticciavano a mezza voce. Pareva ch’egli volesse qualcosa e ch’ella se ne schermisse.
Sulla porta di un piccolo caffè si fermarono.
Nick prese il braccio della donna e lo strinse forte: ella mandò un piccolo strido lamentevole e allargò la mano: un oggetto cadde, e Nick si chinò a raccoglierlo.
Poi entrò borbottando nel caffè.
Luscià tornò indietro lentamente, fumando la sua sigaretta.
Il conte si nascose nell’andito buio di una porticina che stava socchiusa.
Ma la donna spingeva poco dopo la testa fra i battenti, entrava, li raccostava, e passando al buio accanto a Emanuele, gli disse: