Il vecchio particolare Giacomo Bellardi della trena, che accasciato in un seggiolone di noce ricoperto di cuoio sonnecchia sui suoi ottantasette anni, dondola in cadenza il fiocco del berrettino nero.

Un giovane sul fior dell’età, d’aspetto e di abiti civili, che legge i giornali a un capo della tavola: Giulio Bellardi, nipote in linea retta del particolare. Egli ha lasciato lo stabilimento di Acquasana, di cui è direttore, e prima di ritirarsi a Torino, ove dimora, è venuto a passare alcuni giorni nella casa dei vecchi.

All’altro capo, la vecchia Martina, fantesca della casa, che fa la calza.

Seduto sullo scalino della stufa un omiciattolo, un figuro nero, tozzo, tarchiato, in camiciotto di maglia lordo di mosto, col suo bravo cappellaccio in testa e una pipa di gesso fra i denti.

La Martina interrompe la calza, tende l’orecchio, corruga la fronte e, come un orologio a cui si dà lo scatto, comincia a borbottare un deprofundis.

L’uomo della pipa se la leva di bocca, guarda Martina, e con uno strano sorriso domanda:

— È per lei?

Fiant aures tuae intendentes in vocem deprecationis meae... sì.

— Oh stavolta il diavolo avrà il fatto suo, se ella non lo corbella.

Speravit anima mea in Domino, — ha corbellato voi!...