— Ah, buon cristiano! Altro che il filo e la tela! son andati le tovaglie di Fiandra, che ce n’erano dieci servizi; e le lenzuole quindici dozzine, tutte di quattro tele, nuove da far invidia... eppoi se ne è consumata ben più assai della roba... Maurizio, mettete un altro ceppo nella stufa.
Maurizio obbedisce premurosamente, e poi con il suo solito sorriso ripiglia a dire:
— Ma se si doveva lasciare che se ne servisse quella strega... che cosa volevate fare?
Martina gli volge un’occhiata di compassione e risponde:
— Se si doveva lasciare che se ne servisse, ecco io avrei detto: — Lei se ne servirà dei mobili, sì, ma prima si farà l’estimo e lei darà qualcuno di sicurtà che sia buono alla fine di risponderne. Eh? ve l’ho da insegnar io il modo? A voi che vi chiamano il Volpone? E lo siete in quel che vi riguarda.
Maurizio sputacchia sui tizzoni e china il capo sotto il rimprovero di Martina.
Ma questa non si accontenta di tal muto riconoscimento della propria superiorità, e ripiglia:
— Ho ragione sì e no?
Maurizio fa una smorfia come per inghiottire qualcosa che gli scotta la lingua, e poi con crescente condiscendenza risponde:
— Per dio, voi non dite mica male: ma chi allora pensava avesse a durar più la gatta del micino? Se voi me l’aveste detto...