— Allora non ero nulla qua dentro; erano in tanti a comandare!...
— Eh! lo so! Però chi la pensava giusto eravate voi.
Mentre essi parlano a mezza voce, il vecchio continua a sonnecchiare e il dottore rimane assorto nella sua lettura.
Il fuoco divampa e scoppietta allegramente nella stufa. L’Imperatore che sta sulla colonnetta dell’orologio, un Primo Console, che in una litografia del muro a sinistra è disperato di non poter passare il ponte d’Arcole, un altro Napoleone in faccia che è stufo di star seduto sopra una nuvola di cotone portata da due aquile, contemplano quella scena e sembrano impazienti di scender giù a scaldarsi anche loro.
Dopo una mezz’ora la campanella della chiesa squilla ancora più lugubremente.
— St? uno, due, — dice Martina, — è la passata, — è morta.
Maurizio cessa a un tratto di sorridere e di parlare.
Il dottore Giulio interrompe la lettura e domanda:
— Chi è morto?
— La contessa! risponde Martina, che sta già recitando il requiem.