— Eh!

— Sì davvero.

— Sì! non v’è angheria e malignità che i suoi non abbiano fatta a quella povera famiglia; cose che gridano vendetta. Non parlo delle antiche, tutti le sanno; ma solo di quelle che ho viste io in questi ultimi dieci anni: appena occupato il castello l’hanno affittato a della canaglia: al ferraio che picchiava tutta la notte sull’incudine mentre la contessa era malata; ad Ambrogio che le faceva il letamaio sotto le finestre e glielo rivoltava tutti i giorni a mezzodì nell’ora del pranzo. Poi hanno cominciato a demolire con tanta buona grazia, che un muro comune rovinò e fu miracolo se la contessa non rimase sotterrata; poi le hanno lasciato rubare le tegole, intorbidar l’acqua del pozzo, saccheggiare il giardino, e l’hanno fatta schernire e ingiuriare da Maurizio ogni giorno... E ora lei mi dice che ha della stima! bell’avanzo per la contessina che non ha più casa, non ha più nulla, che ha il danno e le beffe di tutto il paese...

Pasquale s’è venuto a poco a poco scaldando e continua senza lasciar mezzo al dottore di aprir bocca.

— La cacciano di casa sui due piedi, senza carità, senza compassione, mentre è ancora mezza malata: questa è la stima. Le fanno una triste pubblicità, le fanno un’intimazione per mezzo d’usciere! E dopo questo lei vuol saper cosa penso io? io penso che lei dovrebbe lasciarla stare quella povera creatura; che dovrebbe lasciarle almeno quel po’ di buon nome che le resta. Il mio parere è questo; se le spiace, non so che farci; non doveva chiedermelo.

— Pasquale, voi avete ragione; ma sentite: di quello che hanno fatto... gli altri io non ho colpa... mi rincresce e, ve lo dico fermamente, qui a quattr’occhi, me ne vergogno per loro. Non ho saputo che oggi quest’ultimo affronto; se avessi potuto impedirlo l’avrei fatto. Vi giuro, Pasquale, che se potessi dire alla contessina: — Stia dov’è, faccia conto d’essere in casa sua; — darei non so cosa. Ma, voi lo sapete, il castello e tutte le antiche proprietà dei conti d’Ormeto appartengono a mio nonno, e con lui non si può parlare di nulla... io non posso per adesso far contro le sue volontà.

— Nessuno le chiede nulla a lei...

— Eppure io vorrei fare qualcosa: vorrei avere il mezzo di rimediare al male che si è fatto: son venuto qui per questo... perchè mi aiutiate a cercare questo mezzo...

Pasquale si volta allora per la prima volta, si alza dal tavolo su cui stava appoggiato colle gomita, viene a piantarsi in faccia al dottore e lo guarda con grande curiosità.

— Dunque, cosa mi dite?... — riprende Giulio.