Dopo la cerimonia gli sposi si fermano un momento alla casa di Pasquale, e subito poi ne escono per partire. Una vettura li attende nella valle per condurli ad Asti. Pasquale li accompagna.

Passando innanzi alla cascina, Giulio volge uno sguardo di rammarico alla sua porta, dove non è entrato da tre giorni, e dice a Pasquale indicandogliela:

— Ricordatevi di scrivermi tutto ciò che accade lì dentro.

XVI.

Pasquale obbedì, ma a modo suo, con tutte le restrizioni possibili, a questo desiderio del dottore.

Gli scriveva immancabilmente tutte le settimane, al mercoledì, per mezzo del cavallaro; riassumeva ciò che poteva interessare gli sposi in paese in poche frasi laconiche, infilate l’una dopo l’altra senza scrupolo di punteggiatura, e terminava sempre: del resto nulla di nuovo. Quando Giulio, non pago di questa frase troppo generica, gli chiedeva espressamente notizie della cascina e del nonno, egli rispondeva ancora: nulla di nuovo — senz’altro. E non se ne poteva cavare di più.

Giulio s’era provato di scrivere al nonno egli stesso: nessuna risposta.

Dopo sei mesi Maurizio venne a Torino; cercò di lui; con quella sua famigliarità protettrice gli disse che egli aveva fatto di tutto per piegare il vecchio Giacomo a suo favore e promise di rinnovare gli sforzi. Poi gli scrisse di quando in quando, ma tutte le sue lettere, attese con ansietà sempre maggiore, recavano a Giulio la stessa delusione. Il vecchio era inflessibile.