La notte era tiepida, molle, tranquillissima. Dei vapori, leggere nuvolette, lambivano le falde della collina. Il cielo, coperto di una rada caligine, pareva un velo trapunto di diamanti.

A un tratto gli parve intravvedere una bianca figura, che filava dietro le piante, dove l’erba era più fitta, — spariva dietro le siepi e i filari, correva rapidissima.

Attraversando un lembo del prato, il suo profilo si disegnò un minuto sul nero cupo dell’erba.

Emanuele chiamò Luscià.

Ella si fermò... venne alla sua volta.

— Dove vai? le chiese.

Esitò un poco, poi rispose:

— Venivo a cercarti.

— Come sapevi ch’ero qui?

— Me l’ha detto Nad.