— Ma Nad non era coricata?
— L’ho fatta levare per mandarla a vedere.
Il conte non insistette.
Le prese il braccio: passeggiarono.
Nelle aiuole alcune rose esalavano l’ultimo loro profumo a quell’estremo sorriso della stagione: sulle siepi i grisantemi fioriti mettevano una nevicata precoce.
Il conte le parlava con una tenerezza grave del suo avvenire, delle sue speranze, del suo affetto.
Ella si penzolava a lui e sonnecchiava un poco.
Rientrarono; il conte l’accompagnò sino all’uscio della sua camera.
Si ritirò nel suo appartamento: non si sentiva di dormire. Spense il lume e si gettò vestito sopra un divano.
Dopo mezz’ora intese distintamente una leggera pedata attraversare la galleria attigua e scender giù per la scaletta.