Ciò suscitò una seria tempesta e diede un serio impaccio al conte.

Aurelia la vecchia governante, avvezza da tanti anni al dominio reale della dispensa, della guardaroba, non potè rassegnarsi allo sperpero ghiotto che ne seguì: e se ne lagnò col conte.

Il quale si provò parlarne a Luscià.

— Tu devi tenere il governo della casa e non Nad.

— Vuoi dunque ch’io mi faccia tutto da me?

— No, ma tu devi ordinare, tu sola.

Finì coll’indurla a restituire le chiavi alla governante.

Ma da quel giorno Aurelia non ebbe più pace: — una guerra sorda cominciò fra essa e Nad, la quale, coprendosi della autorità della nipote, era infinitamente più forte di lei.

Luscià si lamentò col conte che la governante le faceva mancar tutto, che la maltrattava, che le voleva male.

Ciò era incredibile; il conte tentò di prendere le difese della povera donna; essa stessa, con tutto il riguardo della sua educazione, cercò di rabbonire la padrona, di persuaderla delle sue buone intenzioni, di dissipare rispettosamente le accuse che le si movevano.