Chiamata, accorreva pronta e premurosa, rimaneva passiva al suo fianco, senza impazienza, con una sommessione perfetta, irreprensibile.
Ma, egli l’aveva notato con dolore, non veniva mai, spontaneamente, a cercarlo. Se qualche volta gli si avvicinava, era per chiedergli qualche cosa; le sue carezze non erano allora che la diplomazia dei suoi capricci; questi soddisfatti, cessavano.
Spesse volte, dopo una scena di suppliche, di preghiere, quando egli cominciava ad illudersi, a vedere in quel fuoco artifiziale di moine una scintilla di affetto vero, Luscià, allontanandosi improvvisamente, fredda, impassibile, lo lasciava profondamente mortificato. La sua arrendevolezza di gentiluomo rendeva anche meno frequenti queste illusioni; nè egli era uomo da valersene consciamente.
Accordava sempre tutto; l’idea di esigere un compenso lo avrebbe stomacato.
Fra loro non c’era stato punto vero di contatto che il sollazzo dei primi giorni a cui ella aveva, senza saperlo, trascinato il marito inconscio; scomparso questo, il loro allontanamento si approfondiva.
Il fatto è che quella baraonda, quello sfogo tutto fisico, rumoroso, chiassoso, non poteva bastare ad Emanuele. E nella severa casa de’ suoi avi non poteva neppure piacergli.
Ristabilito l’equilibrio nel suo animo, le facoltà più nobili avevano ripreso il sopravvento. Svaporata la foga tardiva di un’adolescenza repressa, sedato l’orgasmo dei sensi, svanito il fascino femminile, il cuore cercò la donna.
E la donna restò un mistero.
Come l’antico scultore, egli si sforzava di ravvivare un’immagine, ma invano.
Quando si trovavano soli a passeggiare nei boschi, nella solitudine del parco; quando, alzandosi da mensa, nel silenzio grave, voluttuoso dell’ore meridiane, Luscià veniva, con la grazia di un cagnolino domesticato, ad accoccolarsi, pigra e sonnolente, sulle sue ginocchia, egli aveva ancora degli slanci di vivacità, delle smanie; la copriva qualche volta di baci furiosi, le scompigliava i capelli, vi tuffava la fronte riarsa, s’inebbriava del suo sorriso, del suo profumo. Ma non era più la gaia spensieratezza facile e poco esigente d’una volta; i suoi trasporti avevano qualcosa di più violento, di più profondo, di più tormentoso. Erano i dubbi, le inquietudini, le curiosità dolorose, gli sgomenti delle sue riflessioni solitarie, delle sue veglie, era tutto il suo cuore straziato, che irrompevano in quelle carezze, che picchiavano con queste smanie, per farsi strada nel cuore di lei, e che pur rimaneva fredda, impenetrabile.