Perchè egli l’amava perdutamente, infinitamente.
L’ideale della prima simpatia, passando per il fascino de’ sensi, gli era penetrato nelle carni, nel cuore, nello spirito, e vi aveva suscitata una di quelle passioni terribili, violenti come le tempeste, che commovono i laghi profondi e dormenti delle montagne. Una passione che aveva tutto l’impeto del desiderio, tutta la forza del sentimento, tutte le pretese infinite dell’ideale, che avrebbe voluto sollevare la donna amata fino all’adorazione, e, non potendo, discendeva con lei fino nel fango dei sensi, cercandovi oblìo di sè stesso e trovando tormento, umiliazione.
Certe volte egli, esasperato, stringeva Luscià fra le sue braccia, metteva il suo labbro ardente sovra quelle di lei fresche e profumate, la sua fronte corrugata e accesa su quella di lei bianca, marmorea, figgeva gli occhi allucinati nei suoi; il suo petto ansante batteva contro quello di lei. Diceva: — Se il sospiro di un sentimento, se la scintilla di un pensiero scatterà dal suo cuore, — io lo sentirò, sarà mio.
Ella di solito s’addormentava.
Allora lo prendeva un acuto dolore, poi un grave sconforto, una nausea profonda; — le braccia gli cadevano penzoloni; sentiva un peso molesto, una ripugnanza per quel corpo inerte. Talvolta la tortura era tanto insopportabile, ch’egli era costretto a svegliarla. Luscià si alzava, fregandosi le palpebre; non si lagnava, scivolava a terra leggera e s’allontanava.
Emanuele la richiamava, — ella ubbidiva, tornava presso di lui, gli chiedeva quetamente:
— Che vuoi?
— Non comprendi? le rispondeva con voce tremante.
Ella lo guardava muta, riflessiva.
Dopo alcuni minuti di silenzio: