— Vado, diceva, — e se ne andava.

Egli la lasciava andare — e si ritirava nella sua camera coi nervi in sussulto.

La sua mente si perdeva, avea degli accessi di superstizione. Si chiedeva per qual sortilegio fatale i loro spiriti non riuscivano a intendersi, ad affiatarsi nella stretta intimità della loro vita. — Ella m’appartiene, sclamava, con tutta la sua persona, con tutta la sua volontà; non un suo sguardo mi sfugge, non un respiro; ella ride, dorme fra le mie braccia, posso contare tutte le sue pulsazioni; ella è veramente ossa delle mie ossa, carne della mia carne, — eppure ella non è mia: si è mai visto, si può spiegare l’accordo di un così completo abbandono e di una così completa indipendenza? La sua persona non ha segreti per me, eppure io non vedo nel suo spirito più di quello che veda nel cuore il mio cavallo.

Ma era molto peggio. Si poteva dubitare che il cavallo avesse una coscienza propria, indipendente dalle sensazioni esteriori.

Invece in Luscià c’era, senza dubbio alcuno, un mondo morale ignoto a lui, incomprensibile, senza punto d’incontro col suo.

Guardando negli occhi di Luscià, in quei suoi sguardi fissi, quando era queta e immobile, si sentiva davanti a un abisso tenebroso, che gli dava delle vertigini.

Egli aveva allora quasi paura di quell’essere ignoto che non lo capiva e ch’egli non riusciva a capire.

Quando si recava da lei, appressandosi alla camera, la sentiva parlare con Nad nel proprio dialetto, — non pareva più quella: — si fermava alla porta ad ascoltarla, — tratteneva il fiato, — non capiva nulla; — ma sentiva nel suo cicalio degli accenti teneri, profondi, affettuosi, ora soavi, ora impetuosi, quasi violenti; era la sua anima che parlava allora, — era il suo cuore che tripudiava, — che soffriva. — Perchè? — chissà!

Appena egli entrava, il miraggio spariva: la sua fronte s’appianava, i suoi lineamenti si quetavano, la commozione si celava rapidamente, il sentimento dileguava in un baleno, l’ultima lagrima cadeva, gli occhi rimanevano asciutti, e sulle sue labbra, sulla sua fronte, sul suo volto tutto quanto si atteggiava prontamente il sorriso freddo, servile, odioso, che non diceva nulla e nascondeva tutto: una maschera.

Ella aveva dunque delle gioie, dei dolori che a lui non era dato conoscere.