Tra le imposte il filo scialbo del crepuscolo si mutava in lucido nastro d’argento, poi d’oro, poi rancio, poi color di rosa, poi di rubino.
L’impazienza del conte cresceva. Guardava alla porta.
Una larga lista di fuoco scendeva contro al muro sul letto. Il sole doveva essere alto, poichè aveva superate le quercie del parco.
Aurelia si riscosse, lo guardò, e fe’ un’esclamazione di gioia:
— Oh benedetta la Madonna! lei sta meglio.
Il conte fe’ cenno distrattamente di sì.
— Mi perdoni, sor contino, soggiunse Aurelia, la libertà che mi ho presa; ma l’altre volte ero qui, e lo curavo, — non ho potuto resistere.
Il conte la guardò, parve ricordarsi di qualche cosa, — trasse la mano e gliela porse.
Aurelia, riconoscente, commossa, si profuse in ringraziamenti, in ricordi, in paragoni col tempo d’una volta.
Il conte l’interruppe: