— Le ho portato questo, che le procurerà una buona nottata. Dov’è Aurelia, che le dia le istruzioni?

— Dia qui, resto io, stanotte, disse Luscià.

Il medico la guardò meravigliato.

— Bene, signora contessa, ogni ora e mezza una di queste cartine in un cucchiaio d’acqua; del resto la solita limonata — e calma!

Luscià ammanì la prima pozione, la diede al marito e riprese il suo posto; trasse le gambe sulla poltrona, vi si raggomitolò dentro.

Le tranquille opere dei servi cessavano a poco a poco: un lieve rumore di pedate riguardose, un sommesso bisbiglio saliva le scale, si perdeva nei meandri dei piani superiori, qualche lieve cigolare di vecchie porte sugli arpioni arrugginiti, qualche eco indistinta e morente, — poi il castello si addormentava nel silenzio vasto della campagna.

Luscià socchiudeva le palpebre, si crogiolava fra il sonno e la veglia, in quel sopore conscio, volontario della pigrizia che ci si sente e ci si gode: il sopore dei servi, degl’infermieri, delle sentinelle; nel quale il corpo dorme, e lo spirito, raccogliendovisi, lascia una leggera percezione, un piccolo lume d’intelletto a guardia del suo riposo.

Luscià restava immobile finchè al pendolo del caminetto batteva l’ora della pozione d’Emanuele. Allora si moveva, svolgeva lentamente le molli curve della sua persona, si strofinava gli occhi, il viso, stendeva le gambette sottili, le lisciava con felina delizia passando le manine sopra la seta delle calze, le calava a terra l’una e poi l’altra, cercava colla punta del piede breve, arcuato, la pianellina di raso bianco. Si rizzava, si accostava al letto con un dondolio pieno di grazia. Compiuto il suo ufficio, tornava prontamente a rifugiarsi nella sua nicchia morbida e tepida di velluto turchino, nel cui abbracciamento la sua personcina pareva un gioiello nella busta.

Ricuperava la sua posa, la testa leggermente ripiegata, la persona curva sopra un fianco, le mani intrecciate sopra un ginocchio; la veste di casimiro bianco a palme si apriva un po’ sul petto, e lasciava scorgere le trine candide della camiciuola e il principio del seno.

Il lume della lucerna velata la circondava di penombre rosee, di trasparenze alabastrine tremolanti come un’onda diafana e sottile.