Sotto il candore brunito delle gote era soffuso un leggero incarnatino.
Emanuele non ne staccava l’occhio un minuto. Sul suo volto, acceso dalla febbre, guizzavano baleni di passione, di tenerezza, di affanno, di dispetto, di collera.
Una volta egli la trattenne.
Ella non fe’ resistenza; abbandonò sul suo petto la flessuosa persona. Socchiuse gli occhi, — riposava nell’aria densa della camera, fra le braccia convulse di lui, fresca fresca come sopra un tappeto di fiori. Sorrideva.
Egli singhiozzava, rabbrividiva.
Ad un tratto ebbe un sussulto sì forte, che ella si riscosse bruscamente.
Emanuele levò le mani verso di lei:
— Oh Luscià!...
Ella si curvò con un po’ di diffidenza e gli baciucchiò le labbra ardenti.
Egli la respinse.