Ma anche così il periodo non faceva cammino, se non era Serafina a spingerlo.

— Con cui si rifanno i letti — essa disse semplicemente, e disse benone.

— Con cui si rifanno i letti — ripetei — che sono poi le medesime facoltà in virtù delle quali si diventa donne di casa, cioè a dire buone figlie, buone mogli e buone madri di famiglia.

— Babbo — esclamò Serafina con un lampo di quel lirismo che le dettava le lettere — babbo, devo stare con te a rifare i letti e a dar sesto alla casa; invece di andartene a desinare alla trattoria, desineremo insieme qui... proprio qui... Anna Maria farà la cucina, ed io l’aiuterò. In collegio ho imparato a cuocere le uova nel tegamino; imparerò il resto.

Io baciai mia figlia in fronte per ringraziarla; ma essa ripetè:

— Vuoi?

— Non è ancora il momento — dissi; — hai dodici anni soltanto.

— E mezzo...

— Devi compiere almeno almeno gli studi elementari; ma ti prometto che, quando sarai più grandicella, non ti negherò questa consolazione, e piglierai tu il posto della tua povera madre...

Che cosa diamine mi era venuto in mente di tirare in ballo i morti? Eccoti Serafina in lagrime, come una fontana.