Riprenderò moglie.

Dopo tanti anni di vedovanza, non si dirà che cedo ad un sentimento frivolo; mi arrendo alla necessità; prenderò moglie per avere una donna che abbia la missione d’amarmi.

Voglio che la massima indifferenza di cuore regoli questa scelta: giudicare e scegliere veramente, ecco il punto difficile. Nelle prime nozze ciò è quasi impossibile; ancora non si sa bene che cosa ci convenga e che cosa noi possiamo dare — per questo, le prime nozze sono sempre un giuoco in cui ha troppo parte la fortuna. Ma quello che è fatale la prima volta, non sarebbe scusabile la seconda. Un vedovo che si riammoglia ha l’obbligo di proporsi il quesito della felicità della sua compagna, e di scioglierlo con regole severamente matematiche.

Io conosco parecchie ragazze da marito, ma so che si fanno un romanzetto, di cui non potrei essere il protagonista; di vedove smaniose di passare a seconde nozze ne conosco pure, ma vecchie e brutte — ora la vecchiaia e la bruttezza della sposa non sono in nessun caso elementi necessari di felicità matrimoniale. Io non tradirò me stesso, la mia sposa sarà giovine e bella. Perchè essa mi ami col tempo, basterà che io diventi amabile, ed apprenderò dai vecchi quest’arte ignota ai giovani. E perchè essa mi sposi senza amarmi, bisognerà che il benefizio la tenti. La mia donna deve essere sventurata, sola nel mondo come me, e dovrà gettarsi nelle mie braccia come in un porto sicuro.

Dove e come trovare questa sposa?

Nell’ampio mondo, così...