V. LA GARA.
FASI E CATASTROFE.

Valichiamo una sera lunga, una notte insonne.

Comincia un giovedì eterno.

Oggi Marcantonio Abate ha vacanza; egli depone dall’alba quell’incomodo fardello di filosofia scolastica che negli altri giorni della settimana è costretto a portare in due licei per l’afflizione dei suoi alunni; sembra egli stesso un suo scolaro, tanto si sente sciolto. Esce, s’avvia, e ad ogni passo si allontana sempre più dalla metafisica. Giunge al boschetto dei giardini: il vecchio amico suo è là, tentando il prossimo.

— Buon giorno!