Non vede altro; caccia la gazzetta in tasca, e si guarda intorno. Ora si sente debole, e non sa bene perchè.

Il suo Virginia è spento.

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Non è certamente perchè Marcantonio vi ha collaborato in quarta pagina, non è neppure per il gran fatto avvenuto a Porta Tenaglia, perchè sia non si sa, ma è indubitabile che oggi il Secolo ha uno spaccio straordinario; i rivenditori sbucano da tutte le cantonate e sono trattenuti dai curiosi, e per le vie si vede molta più gente del solito che nasconde la faccia dietro il Secolo.

Anche Marcantonio è impaziente di leggere la sua prosa, e quando può chiudersi nella stanza da letto, stendere il giornale sul tavolino e leggere: Invito al talamo con tutto quel che segue, egli è veramente contento come se avesse veduto la seconda moglie che gli è destinata, e trovatala di suo genio. Gira gli occhi per la camera e fantastica.

Non muterà stanze; quel quartierino e lui si conoscono, oramai egli vi si è avvezzo e vi si trova bene; la stanza da letto è abbastanza ampia; entrano per l’unica finestra molti più metri cubi d’aria respirabile che non siano necessarii per due. Tutt’al più farà mutare le carte delle pareti e riverniciare il talamo; aggiungerà al lavamani due catinelle compagne, perchè sull’unica rimasta è oramai indelebile il giro dell’acqua che vi si versa ogni mattina da tanto tempo. Aggiungerà fors’anco una lampada da notte, che scenda dal soffitto nel mezzo della camera, ed abbia i vetri azzurri o color di rosa, ma per la scelta del colore, bisognerà sentire il parere della fidanzata. Altri mutamenti non vorrebbe fare; pure, se la sposa ne avesse desiderio...

Un’ora dopo egli ha trasformato dieci volte tutta la casa, col pensiero, ed è ritornato cogli occhi e colla fantasia al modesto talamo di noce che gli sta dinanzi e all’invito così audacemente gettato in mezzo alle vedovelle ed alle ragazze, specialmente in mezzo alle ragazze.

Ora teme che quel titolo erotico — Invito al talamo — da lui premesso all’avviso perchè non passi inavvertito, possa dare un’intonazione burlesca alla faccenda, e guastarne il significato serio — ora invece si lusinga d’aver dato con quelle tre parole una caparra del proprio valore alle fanciulle da marito.

Quando cominceranno a piovere le lettere al Signor Io? Domani stesso dalla città; dalle provincie doman l’altro. Ma il professore non andrà alla posta venerdì, perchè, sebbene un filosofo della sua fatta sia inaccessibile alle superstizioni volgari, preferisce incominciare le trattative del matrimonio in un giorno generalmente considerato come innocente. Andrà alla posta sabato.