Ma il domani, l’impazienza lo vince; assolutamente non è superstizioso il professore, e d’altra parte è meglio che si faccia conoscere al distributore delle lettere ferme in posta, come il Signor Io.

La cosa gli sembra innocentissima fino a piazza del Duomo; infilando la via Rastrelli che mena all’ufficio postale, Marcantonio è turbato, e, giunto alla posta, ha perduto affatto il sussiego. Guardando un poco in distanza l’impiegato che si muove entro il casellario come in un gabbione, gli pare che abbia una certa faccia, come se, avendo letto il Secolo di ieri sera, tutta la mattina non aspetti altro che il Signor Io per farne la personale conoscenza. Marcantonio è da un pezzo sul portone della posta, e nota che tutti quelli che l’hanno visto entrando ed escono poi senza che egli si sia mosso, lo guardano curiosamente. Si volta; attraverso la inferriata dirimpetto, egli vede l’impiegato delle lettere ferme in posta che continua a muoversi nel suo gabbione. Sicuramente a quest’ora l’ha già visto, e ne ha già notato l’irresolutezza; rimanendo ancora all’uscio peggiorerà le cose, si darà a conoscere meglio, diventerà il Signor Io della favola, il Signor Io indimenticabile.

Una risoluzione coraggiosa — ecco Marcantonio avviato incontro allo sportello delle lettere ferme in posta. Ma un’occhiata partita dall’interno di quella gabbia lo scompiglia, lo sgomenta; quel distributore ha una penna d’oca cacciata sopra l’orecchio sinistro in modo che sembra cresciuta là naturalmente, ha il naso adunco (stavamo per dire il becco), e una guardatura di sotto in su a cui Marcantonio non è preparato. Con un passo di traverso, il professore si affaccia ad un altro sportello.

— Lettere per il professore Marcantonio Abate?... — domanda, tanto per dire qualche cosa.

Un momento di silenzio, durante il quale il professore cerca di radunare tutte le sue forze, ma pensa che ha peggiorato ancora le cose, perchè si è fatto vedere da un impiegato, dicendo nome, cognome e professione; poi la voce del distributore gli annunzia: Niente Abate.

È virtù vecchia l’eroismo: vecchia, ma eterna..

Ammiriamo il Signor Io dinanzi allo sportello temuto faccia a faccia col distributore dal naso adunco, dalla penna d’oca cacciata sopra l’orecchio.

— Giungeranno.... — comincia a dire — ma il suo avversario lo guarda, e con questo mezzo semplicissimo gli fa perdere la parola.