Quell’avviso dice:
«Una signorina di 22 anni, agiata, di aspetto non ispiacevole, sana, d’umore eguale, sposerebbe volentieri un vedovo sulla cinquantina. Dirigere le offerte alla signora X. Y. Z. — Milano.»
Marcantonio rilegge attentamente questo avviso, e stentando ancora ad afferrarne il significato, chiede a voce alta: che significa ciò?
Significa, evidentemente, che vi è in Milano una signorina di 22 anni, la quale ha letto l’Invito al talamo del Signor Io, ed è disposta a pigliarlo d’assalto, solo che il Signor Io le piaccia e che essa piaccia al Signor Io; ma non vuole far lei il primo passo, non stima decoroso offrirsi, e pretende d’essere ricercata. Nulla di male in fondo, è anzi una forma di pudore che Marcantonio apprezza; solamente, non se ne farà nulla. Che si direbbe d’un ragno il quale si lasciasse pigliare nella tela di un altro ragno? D’un formicaleone che andasse a cascare storditamente nell’imbuto di un suo collega, che cosa si direbbe? La signora X. Y. Z. sarà forse un partito eccellente, ma siccome non mancano le spose, come si vede, a chi si dà la briga di farne ricerca, Marcantonio sarebbe il grande ingenuo se desse la preferenza a quella che fa la preziosa.
Rimangono altre due lettere sulla scrivania. In una, il Signor Io è pregato di mandare il suo ritratto ad un’incognita ornata di tutte le virtù, la quale deciderà poi: nell’altra si raccomanda al Signor Io di recarsi infallibilmente questa sera prima delle nove al caffè Biffi, in galleria, badando di occupare il tavolino in faccia alla porta dell’ottagono, e di mettere una cravatta bianca ed un fiore rosso all’occhiello. Questo è il desiderio d’una signora giovine e non brutta, la quale sarà vestita di nero, porterà un mazzolino di fiori sul petto ed entrerà nel caffè verso le ore nove.
Il Signor Io è furbo.
Non manderà il proprio ritratto a nessuno, non andrà alla berlina in cravatta bianca e col fiore rosso all’occhiello, per mettere di buon umore quattro ragazzi che forse si sono dati la posta al caffè Biffi.
La sua fantasia, insoddisfatta ancora, va dalla capricciosa e bella Virginia alla timida X. Y. Z., e non si arresta a nessuna delle due. Se fosse costretto a scegliere ora, pena il celibato, Marcantonio, che è filosofo, continuerebbe a viver solo; ma se, pena la vita, egli dovesse fare la scelta subito, senza conoscer meglio quelle incognite, quale credete che il professore di filosofia si tirerebbe addosso? Ahi! non già la pudica, ma quell’altra.
La signorina Virginia è proprio tentatrice colla sua baldanza; già, non si è mai tanto audaci, senza essere un poco belle. Com’è la signorina Virginia? È alta, piuttosto magra, ha gli occhi neri, due grosse ciglia che spiccano anche sulla tinta bruna, denti bianchissimi che l’obbligano ad un sorriso pieno di malizia, ha il naso parigino, ma può anche averlo greco.
La signorina X. Y. Z. invece è pallida e bianca, oppure ha una faccetta paffuta e rossa da collegiale — e quest’incertezza la guasta un poco.