— T’inganni, babbo, io non soffro niente, io sto bene, non sono mai stata così bene; te l’assicuro.
Marcantonio vorrebbe credere, ma non può; al primo vedere Serafina vi è stato qualcuno a dirgli: «Marcantonio, tua figlia è venuta per morire nel suo letto di fanciulla.»
— Hai dunque sofferto molto? — domanda facendosi coraggio. — Sei stata molto malata?
— Ma ora sono guarita.
— Guarirai! — esclama Marcantonio con forza. — Ora devi guarire per farmi piacere, perchè io lo voglio, e la mia Serafina mi ha sempre obbedito.
— Non sempre — mormora la giovine donna.
— Lasciamo stare il passato, lasciamolo stare, figliuola mia; per il tuo bene e per il mio, non se ne parli più. Tanto, l’ieri non esiste; il solo tempo vivo è l’avvenire, il solo giorno della settimana è domani. Sei contenta così?
Serafina abbassa il capo sul petto e non dice nulla, e suo padre, immaginandosi di consolarla, insiste a bassa voce:
— Quanto a me, ho dimenticato ogni cosa; dimentica tu pure, pensa a star bene. Domani farò venire un medico; egli ti darà delle medicine che ti faranno guarire presto. Per alcuni giorni è inutile che tu pensi alla casa; lo vedo bene io, sei troppo debole....
Serafina tace, ed egli prosegue: