— Mi sento bene, sono contenta.
Marcantonio non è soddisfatto, ma non accusa sua figlia; sente che è colpa sua se quel primo incontro è quasi muto. Egli ha chiuso tutte le vie per cui si versa la confidenza, credendo di chiudere una sola porta, il passato.
— Vuoi parlarmi di te — le dice finalmente — vuoi parlarmi del tuo dolore? Vuoi che colmiamo questo gran vuoto silenzioso che ci separa? Parla, ti ascolto.
— Il passato non appartiene a me sola — mormora Serafina chinando gli occhi.
Marcantonio ha inteso, ma non risponde.
— Vuoi tu sapere — le dice abbassando la voce — come ha vissuto questi anni tuo padre? Gli ha vissuti come un egoista, non pensando quasi a te, non si ricordando quasi che tu esistessi.
— Non è vero — dice sua figlia; — tu hai sempre pensato a me, ed io ne ho molte prove. Eccone una; la riconosci?
Serafina, così dicendo, porge la mano a suo padre e gli mostra un anellino d’oro. Marcantonio, sbigottito, apre la bocca per parlare, ma non dice nulla. Senza volerlo ha preso un’aria d’ingenuità così eccessivamente astuta, che Serafina deve minacciarlo col dito prima di soggiungere:
— Tu credevi che non avessi a scoprire il segreto; infatti io non ci avrei neppure pensato, ma Iginio, appena lo vide, disse: «Qui c’è sotto qualche cosa» — e trovò subito quel che c’era sotto. Guarda...
Serafina si toglie l’anello dal dito e fa girare il castone sopra un’imperniatura nascosta.