— Il passato non appartiene a me sola....

E a Marcantonio non sembra vero di celare la commozione dietro una nuova arrendevolezza.

— Lo so, lo so — dice con un’impazienza carezzevole — benedetta ragazza, lo so. Ebbene, sì, mi parlerai anche di lui. L’hai dunque amato molto?

— Lo amo ancora tanto! — esclama Serafina accendendosi in volto.

— Sta zitta! Ora no, ti potrebbe far male; più tardi.

La faccia di Serafina impallidisce ancora, ma il suo sorriso di bontà e d’indulgenza non si cancella.

***

Marcantonio ha mutato forma e linguaggio, ma è rimasto quello che era sempre stato in casa, un tirannetto; egli ha voluto ad ogni costo che Serafina fosse ammalata e si mettesse a letto per guarire. Invano la giovinetta ha protestato che il suo pallore e la sua debolezza non sono se non le ultime traccie d’una recente malattia oramai vinta; il professore, crollando il capo e affermando che non si lascerà ingannare, l’ha costretta ad obbedirgli.

Con una commozione che è facile immaginare, Serafina è rientrata nella sua camera d’una volta per dare la consolazione al babbo di vederla ancora nel suo letto di fanciulla.

— Quando sarai a letto, mi chiamerai — le ha detto Marcantonio; — io starò qui e sentirò subito.