Chi cerca Marcantonio? La signora Camilla o la signora Curti?
— La signora Curti.
— Secondo piano, l’uscio in faccia alla scala.
Marcantonio sale, e sull’uscio indicatogli vede una scritta d’ottone, in cui è detto semplicemente Curti. Suona il campanello senza titubare, ma gli sembra d’udire un lieve rumore intorno a sè, si volta e vede un finestrino con una cortina bianca sollevata da una grossa mano. La mano sparisce, la cortina ricade: ecco dei passi che si avvicinano all’uscio.
Strana cosa! il cuore di Marcantonio è aperto, e pure qualcuno vi picchia forte gridando: «Aprimi, Marcantonio.»
***
Si apre l’uscio, e un servitoruzzo alto quattro spanne, con un giubbetto nero alto quattro dita, introduce Marcantonio in un’ampia sala quasi buia. Quivi lo abbandona. Non gli ha chiesto il suo nome, non gli ha dato tempo di dire chi cerca; è scomparso. Se avesse più fiato in corpo, il professore richiamerebbe quel bimbo per fargli intendere.... per fargli intendere che cosa?
Marcantonio guarda la sala in cui si trova; avvezzandosi all’oscurità, gli occhi suoi cominciano a discernere certi mobili di foggie strane, un pianoforte a coda, dei quadri con cornici dorate alle pareti; facendo un passo, inciampa in uno sgabello turco, e chinando lo sguardo a terra, riconosce che ha una pelle di tigre sotto i piedi. Dal mezzo del soffitto scende qualche cosa, una lampada, una magnifica lampada di bronzo antico; in fondo, sopra una colonna, un busto di marmo.