Nessuno viene, ed egli ripensa a quel bimbo che l’ha introdotto, a quella bimba a cui è venuto a far visita e che gli fa battere il cuore. Ora si aprirà un uscio in qualche parte e comparirà un altro fanciullo a dire che la signorina si veste e lo prega d’aspettare. — Si fa un giuoco infantile ben noto, si giuoca ai signori.

Gli occhi di Marcantonio sono già padroni della scarsa luce, e vedono la sala nell’insieme — pare proprio una bella sala, mobiliata con un certo disordine artistico. Gli oggetti più lontani si avvicinano per farsi ammirare; i quadri appesi alle pareti sono ritratti antichi; il busto marmoreo si modella sotto uno sguardo attento; ecco la faccia tonda, ecco il naso, ecco i baffetti, ecco gli occhi del buffo Curti. Ed ecco altri oggetti che prima si nascondevano: una coppa d’argento sul caminetto: una statuetta di bronzo sorretta da una mensola fra le due finestre, un grosso albo di ritratti sopra il tavolino di mezzo, un orologio antico — e che altro?

Una porta si apre, e Marcantonio si volta da quella parte. Non è una bimba!

— Qui non ci si vede — dice una vocetta fessa; — l’hanno lasciato al buio.

La signora che ha parlato così si accosta ad una finestra e la spalanca. Il sole, entrando, fa vedere ad un tratto tutte le sembianze della sala e della signora. La sala è proprio bella — la signora è proprio brutta.

— Io amo la luce — dichiara la signora: — e Marcantonio non può trattenersi dal pensare che essa ha collocato male i suoi affetti.

Non è difficile, anche ad uno spettatore inquieto, accorgersi subito che, non ostante la sincera bruttezza del suo viso, la povera signora ha conservato qualche illusione sulle proprie attrattive, perchè il suo sorriso indiscreto apre con frequenza una porta sgangherata, che si chiude malamente, lasciando scorgere un dente canino giallo e una striscia della gengiva superiore. Ha gli occhi tondi e li fa girare in languido modo, come pallottole, il naso lungo, piantato in mezzo alla faccia come un manico storto ed altrimenti deteriorato dall’uso. Badando a queste cose come in sogno, Marcantonio scorge due vezzi di moda che lo affliggono più della stessa bruttezza: la signora ha una carnagione magnificamente bianca e rosea, e due sopraciglia tracciate e dipinte con maestria. Per non mormorare contro l’ente, per non dire che l’eterno padre, nel fare creature femminine a sua immagine e somiglianza, da poco in qua viola spesso e volontieri le regole più elementari del disegno di figura, facendo inopportuno sfoggio di colorito, Marcantonio vorrebbe accertare se quelle sopraciglia non sono fatte col sughero bruciato, e se quella pelle non è tinta colla biacca e col carminio.

— Che cosa desidera il signore? — domanda l’incognita, accennando una seggiola e lanciando un’occhiata assassina.