Ma il buffo Curti interpreta male quell’occhiata, e vi risponde con un gesto modestissimo, che significa: «Si è fatto quel che si è potuto, ed è riuscita benino, non lo posso negare!»

— Il babbo mi vuol tanto bene — dice la bimba — e tu, non vuoi bene alla mamma? Perchè non sei mai venuto? È tanto tempo che ti aspetto.

Un silenzio doloroso accoglie queste parole crudeli; ma la piccina è furba, comprende di aver fatto male e s’ingegna di rimediarvi.

— Lo so, lo so perchè non sei venuto, lo so che alla mamma le volevi bene; le hai mandato le chicche, le hai mandato la bambola, le hai mandato....

Iginio Curti si affretta a proseguire:

— Avevo giurato a me stesso di far felice la sua ragazza, ed ho creduto tante volte d’esservi riuscito, ma una cosa le mancava sempre: il cuore di suo padre. Quella povera creatura, come lei sa, ha sempre voluto tanto bene al babbo. A me toccò mentire più d’una volta, per darle una consolazione.

— So tutto....

— Serafina le ha detto?... Spero che lei non l’avrà tolta da quell’inganno; ciò che le ha fatto bene finora, può continuare a fargliene in avvenire; non è questa la sua opinione?

Marcantonio fa cenno di sì, che la sua opinione è questa; ma col pretesto della bimba, la quale gli ha piantato le due mani sul viso e vuole che egli finga di mordere, non risponde altro.

— Sì, ho dovuto mentire tante volte. Le prime lettere che essa le mandò, e che tornarono indietro intatte, colla sola soprascritta mutata, di suo pugno, fortunatamente vennero consegnate a me, ed io le conservo. Eccole.