X. L’ULTIMA IDEA DEL SIGNOR IO.
Oggi Marcantonio si sveglia nel suo nuovo letto con un pensiero crudele, che gli è venuto in sogno: «Tu sei un egoista, dice a sè stesso a bassa voce, hai veduto la felicità e te la sei presa; rovescia le tasche, Marcantonio, e restituisci quello che non ti appartiene; ritorna nella tua casa melanconica, dove soffrirono le persone che ti hanno amato, ritorna alla tua scuola, e va a contare a quattro monelli, che non ti daranno retta, la storiella dell’ente e dell’esistente. Per goderti meglio la dolcezza dei nuovi affetti, che sono entrati per isbaglio nel tuo vecchio cuore di scettico, tu, furbo, ti sei ammalato; ma ora stai meglio, professore mio; t’affretta a guarire e vattene. Vattene, questo non è il tuo letto, questa non è la tua casa, non sono tuoi i sorrisi che ti salutano ogni mattina.»
Marcantonio si tasta il polso e la fronte. — «Non hai più nemmeno l’ombra di quella febbre reumatica che ti ha obbligato ad accettare l’ospitalità in casa di tua figlia: ahi! nemmeno l’ombra. Fatti giustizia tu stesso, Marcantonio, levati e vattene senza far rumore per non destare i tuoi figli. Quando tuo genero, quel grullo di tuo genero, che ti ha conservato l’amore di tua figlia e ti ha fatto nonno due volte perchè fossero in tre ad amarti, quello scimunito di tuo genero che ti ha fatto bello d’una virtù da te non conosciuta mai, che per vendicarsi del tuo disprezzo ti ha risparmiato il ridicolo, ed ora ti prega a mani giunte di fargli l’onore di accettare la sua casa e la sua mensa, quel tuo genero minchione che ti vuol strappare ad ogni costo alla metafisica, perchè tu possa riposarti nel seno della famiglia secondo il tuo legittimo diritto — quando questo tuo genero inverisimile troverà il letto vuoto e l’ammalato scomparso, e correrà a cercarti nella tua vecchia casa, tu gli dirai semplicemente che sei sempre stato un egoista e che vuoi fare penitenza.»
Marcantonio prova a rizzarsi sui gomiti, poi pianta le palme delle mani sul guanciale e si regge un momento tentennando; oh! dolcezza! pare che le pareti della stanza barcollino, che il cassettone, la guardaroba e l’ammattonato stesso si muovano — oh! dolcezza! Marcantonio è troppo debole! Non può ancora lasciare il letto.
Marcantonio è troppo debole — ecco la sua scusa. Forse non gli mancò mai la generosità dell’animo, forse il suo cuore non fu mai sinceramente egoista; ma non gli si offrì l’occasione di credere alla generosità degli uomini, e gli venne meno la forza di amare il prossimo quando lo ebbe accusato di egoismo. O forse a lui stesso mancò la forza di spegnere il proprio egoismo, e perciò solo ne accusò gli uomini ed il mondo. Amò la generosità, e fu gretto; amò la grandezza, e fu piccino — divenne scettico.
«Sì, Marcantonio, vi è lo scetticismo dei deboli, che è composto di molte virtù andate a male. Tu, come tanti altri, avevi chiuso il cuore, non per paura che lo ferissero le cose brutte da te viste nel mondo, ma perchè ti piacque non credere alle virtù che non ti erano riuscite. Questa è pure una forma dell’egoismo; ma consolati, è la più comune, è la meno crudele, quella di cui si può guarire coll’amore.»
Il convalescente sorride alla salute che gli ritorna, e abbandona la testa affaticata sul guanciale.