— Professore! — gli dice una voce, che ora non lo fa più adirare — professore, come stai?
— Sto meglio, proprio meglio; e voi altri come state? Che fa Faustina?
— Faustina e Serafina dormono. Anna Maria era stanca, e perchè non si levasse troppo presto, ho chiuso di nascosto le imposte della finestra. Sono sveglio io solo; è l’alba. Dunque la va bene?
Il buffo Curti fa questa dimanda colla usata festevolezza; egli ha l’aria di soffocare in ogni frase una risatina indocile, ma innocente.
— Sì — risponde Marcantonio sospirando — la va bene; ma ho provato a levarmi, e non sono riuscito; sono tanto debole!
Dicendo queste parole coll’accento querulo degli ammalati che hanno l’amore al capezzale, il professore pare che chieda misericordia collo sguardo.
— Che bisogno hai di levarti? — domanda suo genero.
— I miei scolari.... — balbetta Marcantonio.
— Tu non ne hai più nemmeno uno; cioè, no, ne hai due di sesso diverso — i tuoi nipotini. Non hai tu promesso?
— Come ho io potuto promettere una cosa simile?