— Non si domanda il come; ce l’hai promesso, e vi era un testimonio, la signora Camilla.

Un rossore fuggitivo colorisce le guance dell’infermo, e il buffo Curti ne comprende il significato.

— Sai? — gli dice senza malizia — ho in serbo molta roba per quando sarai guarito.

— Che roba?

— Lettere al Signor Io.

— Oh! come!... — balbetta Marcantonio tutto stupito che l’accento bonario di suo genero non permetta al suo amor proprio permaloso nemmeno l’ombra del dispetto.

— Sono andato alla posta ed ho ritirato le lettere giacenti; e sai? il distributore mi ha chiesto se il Signor Io era proprio io. Gli ho risposto di sì. Sono ventidue lettere; avrai da scegliere, se hai ancora quell’idea....

— Vorresti credere?...

— Io no — risponde Iginio Curti semplicemente — io no davvero; ma infine, se tu volessi proprio, padronissimo; intanto fino a quel giorno ti sequestriamo.

— Non posso — dice l’infermo con voce gemente — non posso.