— Perchè?

— Perchè sono stato un egoista, perchè ho amato prima i miei comodi più di mia figlia, poi la mia dignità di padre offeso più di mia figlia, e perchè anche ieri, nel riconciliarmi con essa, io ricominciava ad amare la pace della mia vecchiaia imminente più di mia figlia. Voi mi offrite l’ozio studioso, gli agi, la tranquillità, e tutte le cose che ho avute più care e che mi sono mancate in gran parte, ed una che ho visto sempre da lontano e che ora è giunta fino a me e mi è più cara di tutte, l’affetto. Lasciate che questo egoista pentito faccia un atto generoso — io mi piglio l’affetto e vi abbandono il resto. Tornerò nella mia casa, andrò a dire ad ogni oggetto che mi conosce che Marcantonio è un altr’uomo; tornerò ai miei licei, e le mie scolaresche sapranno che sopra tutti i trattati di filosofia ve n’ha uno che bisogna leggere di buon’ora e studiare fino all’ultimo giorno della vita.

Il povero Marcantonio sorride nel dire queste parole e si tocca ripetutamente il petto coll’indice, guardando in faccia a suo genero per invitarlo ad indovinare.

— Il cuore — dice Iginio Curti; ma suo suocero gli fa osservare che quella non è che una pagina del gran libro, o tutt’al più un capitolo, e allora il buffo corregge: — L’amore — e il professore nota che l’amore è l’essenza della gran dottrina filosofica, ma non è un libro.

Iginio Curti non fiata più; allora Marcantonio dice con molta malizia:

— Il libro in cui bisogna imparare a leggere di buon’ora è un libro chiuso; s’intitola: Il Signor Io.

Ride Iginio Curti, oh! quanto ingenuamente ride! e Marcantonio, passato il primo stupore, gusta una contentezza non provata mai, vedendo accolta la sua sentenza severa con una risata così cordiale.

All’ultimo, poichè Iginio Curti non vuol smettere, Marcantonio ride anche lui.

— Insegnerai ai tuoi nipoti a leggere nel gran libro — dice Iginio Curti facendosi serio a stento — è cosa intesa.

— Me ne vado — insiste Marcantonio; — ti assicuro che me ne vado; sono stato un grande egoista fino a ieri; da domani voglio fare la penitenza; me ne vado.