Item lasso alla putta Christofora mia serva sia vestita di panno ordinario negro et datole dieci scudi d'oro; item lasso alle povere orfanelle cinque scudi d'oro; item lasso alle monache convertite quella parte chelli viene in rigore della bolla; item lasso alla compagnia del crocifisso un paramento di taffetà negro leggiero semplice.
Item lasso a Santo Agostino un mezo scudo di cera ogni anno per ardere il dì de' morti a la mia sepoltura la quale se non serrà arsa alla mia sepoltura da i frati non sia obligato l'herede a darla più. Item lasso che ogni anno si dia mezo scudo per far dir la messa di San Gregorio per l'anima mia. Item lasso a mastro Panuntio medico una veste di rascia negra da medico che gli sia fatta nuova.
Item in tutti gli altri miei beni et in tutte le mie ragioni et attioni tanto presenti come d'avenire dovunque siano o saranno io instituisco e faccio e con la mia propria bocca nomino Celio che è in protettione de Messer Pietro Cioccha scalco del cardinale Cornaro, istituisco dicio et faccio detto Celio herede universale al quale lascio tutti i miei beni ragioni et attioni per ragione et causa de universale institutione con patto et conditione che detti miei beni siano venduti et fattone dinari siano posti in luogo chelli fructino nè possi disporre Celio nè altri della principal somma di detti dinari sinchè detto herede non sia all'età di anni venticinque, ma dell'entrata senne nutrisca et serva per impa[ra] re littere et altre virtù. Et se detto herede (che Dio non voglia) mancasse inanzi all'età di venticinque lascio et substituisco herede in vita sua Messer Pietro Chiocca suo protettore con condittione che ogni anno dia dieci scudi a una povera orfana da maritarsi, il restante senne serva messer Pietro per i suoi alimenti et dopo la morte di messer Pietro Chiocca si stribuisca ogni cosa ad opere pie et queste debbiano essere le mie ultime volontà, et mio ultimo testamento li quali voglio che vaglino in virtù et forza di testamento et ultime volontà et se in tal modo per alcun rispetto non potesse valere, voglio che vaglia in virtù et forza di codicillo et di donatione infra vivi o per causa di morte et in quel meglior modo che di ragione può e potrà valere e sostenersi. Et per essere io impedita ho fatto scrivere questo da persona a me fedele et io l'ho sottoscritto di mia propria mano in fede della verità questo dì 2° di marzo 1556.
Item lasso di essere sepelita in Santo Agostino e nella sepoltura di mia madre et mia et alle mie esequie non voglio altro che i frati di Santo Agostino et la compagnia del Crocifisso della quale io sonno, et sia sepulta a ventiquattro hore senza cerimonie, semplicemente.
Et lasso et instituisco con ogni miglior modo et forma che fare et instituire se puote esecutori di questo mio testamento il Reverendo vescovo di Tolone e Messer Mario Fregapane, i quali supplico per l'amor de Dio et per la fede che ho in loro signorie che vogliano doppo la mia morte fare eseguire a puntino queste mie ultime volontà per magior dechiaratione della quale io come di sopra ho detto mi sottoscrivo di mia propia mano.
Io Tullia Aragona affermo quanto sopra et instituisco herede universale Celio come di sopra ho detto. _A tergo autem_, ecc L'entroacluso è il testamento di me Tullia Aragona il quale ho sottoscritto de mia propria mano et ligatolo con el filo et sigillatolo sopra esso filo il quale consegno a M. Virgilio Grandinelli notario pubblico presenti li testimonii sottoscritti da me rogati et non voglio sia aperto se non doppo la morte mia, et in fede di ciò mi sottoscrivo di mia propria mano. Io Tullia Aragona manu propria. _Quorum testium etc. (Archivio di Stato in Roma, Not. A. C. vol. 6298, num. 69)_.
[46] Il malevolo Giraldi scriveva di lei che aveva il viso non bello nè piacevole "il quale oltre la bocca larga et le labbra sottili era disordinato da un naso lungo, gibbuto et nella estrema parte grosso et atto a porre sommo difetto in ogni bella faccia s'egli tra le guancie vi fosse posto. (_Ecatommiti_, loc. cit.)
[47] In una lettera datata di Venezia li 6 giugno 1537 e scritta allo Speroni esaltandogli il suo _Dialogo_egli diceva: La Tullia ha guadagnato un tesoro che per sempre spenderlo mai non iscemerà, e l'impudicitia sua per sì fatto onore può meritamente essere invidiata dalle più pudiche e dalle più fortunate.
[48] Nella commedia del Razzi intitolata la _Balia_(Firenze 1560) in fine della scena VII dell'atto III leggesi:
LIVIO (_padrone_). Io non conobbi mai giovane di più alto animo di lei e di più elevato spirito