E poi la sera volse ch'egli andasse
a cena seco e fu sopra un tappeto
disteso in terra, e tal fu la sua asse;
ma quel lussurioso ed indiscreto
senza aspettar che più 'l Meschin cenasse,
per mano il piglia e con atto inquieto
lo sfrenato desir gli fa palese
onde 'l Meschin di collera s'accese.

Rinchiuso in prigione per non aver voluto soddisfare Pacifero, vien salvato dalla figliuola del re, che innamoratasi di lui va continuamente a trovarlo ove spesso

. . . . . abbraccia al Meschin suo la gola
ma ben che freddamente fosse centa
da lui nel mezzo con le braccia, fece
quel che stimar si può, ma dir non lece.

E dopo due sole altre ottave l'innamorata donzella apparisce gravida.

[61] Cf. =Rajna P=. _Ricerche intorno ai Reali di Francia_. Bologna, Romagnoli, 1872.--Il Zambrini e il Melzi citano le edizioni del _Guerino_ nell'ordine seguente: Venezia 1473, Bologna 1475, Venezia 1477, ivi 1480, Milano 1480, ivi 1482. L'Aragona ignorava forse l'autore di esso che il Rajna afferma essere Maestro Andrea de' Magnabotti da Barberino di Valdelsa maestro di canto.

RIME DI TULLIA D'ARAGONA

A DONNA ELEONORA DI TOLEDO DUCHESSA DI FIRENZE

***

TULLIA D'ARAGONA

Io so bene nobilissima e virtuosissima Signora Duchessa, che quanto la bassezza della condizion mia è men degna della altezza di quella di V. Eccell. tanto la rozzezza de' componimenti miei è minore dello ingegno e giudicio suo; e per questa cagione, sono stata in dubbio gran tempo se io dovessi indirizzare a così grande e così onorato nome quanto è quello di V. Eccell., così picciola e così ignobile fatica, come è quella de' sonetti composti da me più tosto per fuggir l'ozio molte volte, o per non parer scortese a quelli che i loro mi aveano indirizzati, che per credenza di doverne acquistar fama o pregio alcuno appresso le genti. Ma desiderando io di mostrare in qualche modo qualche parte della devotissima servitù mia verso V. Eccell. per gli obblighi che le ho molti e grandissimi sì a lei, e sì a quella dello invitto e gloriosissimo consorte suo, presi ardimento, e mi risolsi finalmente di non mancare a me medesima, ricordandomi che i componimenti di tutti gli scrittori hanno in tutte le lingue, e massimamente quegli de' poeti, avuto sempre cotal grazia e preminenza, che niuno quantunque grande, non solo non gli ha rifiutati mai, ma sempre tenuti carissimi. Perchè io ancorchè, come ho detto, conosca benissimo così l'altezza dello stato suo, come la bassezza della condizione mia, presento umilmente con devotissimo cuore queste mie poche, basse e picciole fatiche, alle moltissime, grandissime e altissime virtù di lei, pregandola con tutto l'animo non al dono voglia nè a chi dona, ma a sè medesima riguardare.