I. -- Al Duca di Firenze

Se gli antichi pastor di rose e fiori
sparsero i tempii, e vaporar gli altari
d'incenso a Pan, sol perchè dolci e cari
avea fatto a le Ninfe i loro amori:

quai fior degg'io Signor, quai deggio odori,
sparger al nome vostro, che sian pari
a i merti vostri, e tante, e così rari,
ch'ognor spargete in me grazie e favori?

Nessun per certo tempio, altare, o dono
trovar si può di così gran valore,
ch'a vostra alta bontà sia pregio eguale.

Sia dunque il petto vostro, u' tutte sono
le virtù, tempio; altare, il saggio core;
Vittima, l'alma mia, se tanto vale.

[V. 7 B. pari.; D. cari.]

II. -- Allo stesso
_(Cod. Magliabecchiano, II, I, IV)._

Se gli antichi pastor di rose e fiori
sparsero i tempii, e vaporar gl'altari
di maschi incensi a Vener, poichè cari
fece e dolci alle Ninfe i loro amori:

a voi, che sceso dai più nobil cori
degl'angiol sete, e ch'ai desiri miei cari
rendete i favor, quai più rari
fiori offrirò io? quai grati odori?

Veramente non tempio, altare, o dono
trovar si può di tal pregio e valore,
ch'a vostra cortesia sia merto uguale;