non vede pari il sol girando intorno:
me, che quanto più so v'onoro, e colo,
prendete in grado, e scemate il gran duolo
de l'altrui ingiusto oltraggio, e indegno scorno.
Nè vi dispiaccia, ch'el mio oscuro e vile
cantar, cerchi talor d'acquistar fama
a voi più ch'altro chiaro, e più gentile;
non guardate Signor, quanto lo stile
vi toglie (ohimè) ma quel che darvi brama
il cor, ch'a vostra altezza inchina umile.
[V. 9 D. scuro.]
V. -- Allo stesso
Nuovo Numa Toscan, che le chiar'onde
del tuo bel fiume inalzi a quegli onori
ch'ebbe già il Tebro; e le stelle migliori
girano tutte al gran valor seconde;
le tue virtuti a null'altre seconde,
alto suggetto a i più famosi cori,
da l'Arbia, ond'oggi ogni bell'alma è fuori,
mi trasser d'Arno a le felici sponde.
E al primo disio, nuovo disire,
m'accende ognor la tua bontà natìa:
tal che miglior non spero, o bramo albergo.
Così potessi un dì farmi sentire
cortese no, ma grata con la mia
zampogna, ch'a te sol, bench'indegna, ergo.
[V. 1 E. Novo; chiare.]
[2 innalzi a quegl'onori.]
[6 ai.]
[7 Dall'; infiori.]
[9 novo.]
[11 talchè.]
[12 potess'io.]
[14 che a te.]
[È inserito anche nei _Componimenti poetici delle più illustri
rimatrici_ raccolti da LUISA BERGALLI. Parte prima, che contiene le
rimatrici antiche fino all'anno 1573. In Venezia 1726, appresso
Antonio Mora, _con licenza de' superiori e privilegio_, pag. 110.]