XXVII. -- A Benedetto Varchi
Varchi, da cui giammai non si scompagna
il coro de le Muse, e ch'a l'affanno
com'a la gioia, a l'util com'al danno,
sempre avete virtù fida compagna;
qual monte, o valle, o riviera, o campagna,
non sarìa a voi più che dorato scanno:
se come fumo innanzi a lei sen vanno
gli umani affetti, ond'altri più si lagna?
O perchè errar a me così non lice
con voi pe' i boschi, com'ho 'l core acceso,
de l'onorate vostre fide scorte?
Ch'avendo ogni pensiero al cielo inteso,
vivendo viverei vita felice,
e morta sperarei vincer la morte.
XXVIII -- Allo stesso
Varchi, il cui raro e immortal valore,
ogni anima gentil subito invoglia,
deh! perchè non poss'io, com'ho la voglia
del vostro alto saver colmarmi il core?
che con tal guida so ch'uscirei fore,
de la man di fortuna, che mi spoglia
d'ogni usato conforto: e ogni mia doglia
cangerei in dolce canto, e 'n miglior ore.
Ahi! lassa, io veggio ben che la mia sorte
contrasta a così onesto e bel desire,
sol perchè manch'io sotto l'aspre some.
Ma s'i me pur così convien finire,
la penna vostra almen, levi il mio nome
fuor degli artigli d'importuna morte.