quest'è sol don di voi, Tullia, al cui solo
lume mi specchio e quanto posso adorno
la 've sempre con voi lieto soggiorno,
da santo e bel disio levato a volo.

E se quel che entro 'l cor ragiono e scrivo,
del vostro alto valor Donna gentile,
ch'avete quanto può bramarsi a pieno

ridir potessi, o beato, anzi Divo
me, per me proprio tutto oscuro e vile
se non quant'ho da voi pregio e sereno.

[Risposta al sonetto della TULLIA: _Quel che mondo d'invidia empie e
di duolo_.]

37. -- Dello stesso

Ninfa, di cui per boschi, o fonti, o prati,
non vide mai più bella alcun pastore
ver di Diana e de le Muse onore,
cui più inchinano sempre i più pregiati:

così siano a Damon men feri i fati
nè gli renda mai Filli il dato core;
e ella arda per lui di santo amore
più ch'altri fosser mai lieti e beati:

com'alma esser non può sì cruda e vile,
la quale essendo veramente amata
non ami un cor gentil già presso a morte.

Dunque s'a dotto no, ma fido stile
credi, ama e non dubbiar, che ben pagata
sarà d'alta mercè tua dolce sorte.

[Risposta al sonetto della TULLIA: _Se 'l ciel sempre sereno e verdi i
prati_.]