[3] Le opere fatte da lui circa la osservanza dei buoni costumi furono santissime e mirabili, nè mai in Firenze fu tanta bontà e religione quanta a tempo suo... la sodomia era spenta e mortificata assai; le donne in gran parte lasciati gli abiti disonesti e lascivi; i fanciulli quasi tutti lavati da molte disonestà e ridutti ad uno vivere santo e costumato... portavano i capelli corti e perseguitavano con sassi e villanie gli uomini disonesti e giocatori e le donne di abiti troppo lascivi. (=Guicciardini=, _Storia, fiorentina_, cap. XVII)
[4] =Piccolomini A.= _Istituzione di tutta la vita, dell'uomo nato nobile et in città libera_. Venezia, 1552.
[5] =Garzoni T.= _La piazza universale di tutte le professioni del mondo_. Venezia, 1587, discorso LXXIV, pag. 597.
[6] =Garzoni T.= Op. Cit., discorso LXXV, pag 605.
[7] Giovanni Burchkardt maestro di cerimonie di Alessandro VI narra come l'ultimo d'ottobre 1501 cenarono nel palazzo apostolico, col Valentino, cinquanta cortigiane, le quali dopo cena danzarono ignude e diedero altre prove di valentia in presenza di Alessandro VI e della Lucrezia Borgia. "In sero fecerunt cenam cum duce Valentinense in camera sua, in palatio apostolico, quinquaginta meretrices honeste cortegiane nuncupate, que post cenam coreaverunt cum servitoribus et aliis ibidem existentibus, primo in vestibus suis, denique nude. Post cenam posita fuerunt candelabra communia mense in candelis ardentibus per terram, et projecte ante candelabra per terram castanee quas meretrices ipse super manibus et pedibus; unde, candelabra pertranseuntes, colligebant, Papa, duce et D. Lucretia sorore sua presentibus et aspicientibus. Tandem exposita dona ultima, diploides de serico, paria caligarum; bireta, et alia pro illis qui pluries dictas meretrices carnaliter agnoscerent; que fuerunt ibidem in aula publice carnaliter tractate arbitrio praesentium, dona distributa victoribus". _Diarium sive rerum urbanorum commentarii_, Parisiis, 1883-1885, tom. II, pag. 443, tom. III, pag. 167).
[8] =Armellini M_.= Un censimento della città di Roma sotto il pontificato di Leone X tratto da un codice inedito dell'Archivio Vaticano_. Roma. Befani, 1887.
[9] Cfr. =Bandello=, _Novelle_, parte III, nov. XLII; =Valery=, _Curiosités et anecdotes italiennes_, Paris, 1842; =Giovio P.=, _De piscibus romanis_, cap V; =Forcella V.=, _Iscrizioni delle chiese di Roma_, Roma, 1878. Per l'epitafio che dicesi posto sulla sua tomba crediamo siasi roppo facilmente accettata la tradizione che fosse in S. Gregorio; oltre la stranezza della lapide che certo non faceva bella figura in una chiesa, è oramai accertato che se pure l'epitafio fu composto non fu mai elevato sulla tomba dell'Imperia.
Di lei scrive il Bandello (op. cit, nov. XLIII): "Tra gli altri che quella (Imperia) sommamente amarono fu il signor Angelo del Bufalo, uomo della persona valente, umano, gentile e ricchissimo. Egli molti anni in suo poter la tenne, e fu da lei ferventissimamente amato, come la fine di lei dimostrò. E perciò che egli è molto liberale e cortese, tenne quella in una casa onoratissimamente apparata con molti servidori, uomini e donne, che al servizio di quella continovamente attendevano. Era la casa apparata e in modo del tutto provvista, che qualunque straniero in quella entrava, veduto l'apparato ed ordine de' servidori, credeva che ivi una principessa abitasse. Era tra l'altre cose una sala e una camera sì pomposamente adornate, che altro non v'era che velluti e broccati, e per terra finissimi tappeti. Nel camerino, ov'ella si riduceva, quand'era da qualche gran personaggio visitata, erano i paramenti che le mura coprivano, tutti di drappi d'oro, riccio sovra riccio, con molti belli e vaghi colori. Eravi poi una cornice tutta messa a oro ed azzurro oltremarino, maestrevolmente fatto, sovra la quale erano bellissimi vasi di varie e preziose materie formati, con pietre alabastrine, di porfido, di serpentino e mille altre specie. Vedevansi poi attorno molti cofani e forzieri riccamente intagliati, e tali che tutti erano di grandissimo prezzo. Si vedeva poi nel mezzo un tavolino, il più bello del mondo, coverto di velluto verde. Quivi sempre era o liuto o cetra con libri di musica, ed altri istromenti musici. V'erano poi parecchi libretti volgari e latini riccamente adornati. Ella non mezzanamente si dilettava delle rime volgari, essendole stato in ciò esortatore, e come maestro il nostro piacevolissimo messer Domenico Campana detto _Strascino_; e già tanto di profitto fatto ci aveva che ella non insoavemente componeva qualche sonetto o madrigale". Ed a proposito del celebre camerino seguita narrando come essendo andato a farle visita l'ambasciatore di Spagna, e avendo bisogno di sputare, trovò che il luogo meno improprio a ciò fare era il viso del servitore che gli stava alle spalle.
[10] =Cugnoni G.= _Agostino Chigi il Magnifico_, Livorno, Vigo, 1879.
[11] =Aretino P.= _Ragionamento fra il Zoppino fatto frate e Ludovico puttaniere_, Cosmopoli, 1660, pag. 442.