42. -- Dello stesso

Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro,
e 'l fiammeggiar de i begli occhi lucenti,
e 'l far dolce acquetar per l'aria i venti
co 'l riso, ond'io m'incendo e mi scoloro,

son le cagion che per voi vivo e moro,
piango e m'adiro e fo restar contenti
gli spirti afflitti in mezzo i miei lamenti,
e mi par dolce il grave aspro martoro;

non voi sì bella, io non così bramoso;
voi non sì dura, io non sì frale almeno
fossi; non voi d'amor rubella, io servo;

ch'io sperarei nel stato mio gioioso
goder un giorno almen lieto e sereno,
piegando alquanto il core empio e protervo.

43. -- Di Bernardo Molza

Spirto gentil, che riccamente adorno
de i più pregiati e cari don del cielo,
cortesemente nel corporeo velo
con tue virtuti fai lieto soggiorno;

deh! s'amor sempre a te faccia ritorno,
di nove spoglie ornando, al caldo e al gelo,
d'uomini e Dei il tuo onorato stelo,
e cresca il valor tuo di giorno in giorno;

fa che 'l nobile tuo chiaro intelletto,
sempre guardando a la più bella parte
di sè, giammai non si rivolga a terra.

Ch'allor vedrai come natura ed arte,
soavemente in te rinchiude e serra
d'ogni bell'opra il seme e 'l bel perfetto.