44. -- Dello stesso

Se 'l pensier mio, ov'altamente amore,
Tullia gentil, vostra sembianza impresse,
tutto altamente in sè voi tutta espresse
dal piacer vinto, che mi strinse il core;

e tutta or vi risembra e a tutte l'ore,
trasformando pur sempre in quelle stesse
virtù, grazia e beltà, che vi concesse
Dio, ch'in voi tutto intese a farsi onore:

non dovete voi dir ch'io sia deforme,
ch'io son quello che son fatto voi
bello, e non questa rozza e fragil scorza.

E spero ancor, seguendo ognor vostr'orme,
essere appresso Dio 'l secondo poi,
se 'l bello a trarre il bello sempre ha forza.

45. -- Di Ercole Bentivoglio

Poi che lasciando i sette colli e l'acque
del Tebro oscure e le campagne meste,
d'illustrar queste piagge e premer queste
rive del Po col piè Tullia vi piacque;

ogni basso pensier spento in noi giacque,
e un dolce foco, e un bel disio celeste,
quel primo dì ch'a noi gli occhi volgeste,
ne le nostre alme alteramente nacque.

Fortunate sorelle di Fetonte,
ch'udir potranno a le lor ombre liete,
i dotti accenti che vi ispira Euterpe!

Potess'io pur con rime ornate e pronte
com'è 'l disio, dir le virtù ch'avete!
Ma troppo a terra il mio stil basso serpe.