che 'n voi il valor del vago petto e pio
avanza ogni pensier, passa ogni fine,
non che l'aguagli altrui parlare, o mio.
56. -- Dello stesso
O fiumicel se 'l più cocente ardore
estivo il lento tuo correr affrena,
e la tua profonda umile arena
incende e fa restar priva d'umore;
ecco a le rive tue novo splendore
che l'aer d'ogni intorno rasserena:
di colei, che cantando in dolce vena
a le nove sorelle aggiunge onore.
Onde il vecchio Arno ormai d'invidia pieno
lascia l'usato corso e a te rivolto,
quivi perde le chiare e lucid'onde;
godi, or che vedi entro il tuo ricco seno
la imagin bella del leggiadro volto:
e Tullia odi sonar ambe le sponde.
57. -- Dello stesso
Deh, non volgete altrove il dotto stile
altera donna, ch'a voi stessa, poi
che scorge il mondo esser accolto in voi
quant'ha del pellegrino e del gentile.
Appo questo suggetto incolto e vile
divien qual più pregiato oggi è tra noi;
e co 'l splender de' vivi raggi suoi
chiaro si mostra ognor da Battro a Tile.
Voi dunque di voi sola alzare il nome
dovete, poi ch'a sì pregiato segno
giunger non puote il più purgato inchiostro.