Il buon pastor, cercando le pendici
de i santi gioghi, ha con novella cura
novo oggetto trovato ai suoi pensieri;
nova materia ha data a le sue rime:
che l'interno splendore e 'l chiaro viso
de la bella Tirrenia il petto ingombro
gli ha sì del suo piacer, che la sua lingua
d'altro non sa parlar, nè può, nè vuole
che di lei, ch'or gli siede in mezzo l'alma.
Ei non potendo un di 'l soverchio ardore
chiuder dentro al suo cor, in tali accenti
la strada aperse a la vivace fiamma.
MOPSO. Bella Tirrenia mia, che di bellezza
avanzi i più bei fior di primavera,
morbida più che tenera vitella,
ch'ancor non ha gustato erba nè fonte;
e delicata più ch'i bianchi velli
di non tonduto pargoletto agnello;
e più schiva d'amor e più fugace
ch'innanzi a cacciator timida cerva:
odi, bella Tirrenia: a queste ombrette
meco t'assidi, e i miei sospiri ascolta.
Era ne la stagion ch'i verdi prati
d'ogni intorno fiorian; fiorian le rose,
e cantavan gli augei tra i novi fiori,
quando prima ti vidi; e come prima
ti vidi, così ratto al cor mi corse,
mosso da la virtù de' tuoi bei lumi,
con gelato timor caldo disio.
Da quel dí innanzi entro 'l mio petto chiuso
ho continuo portato il foco e 'l ghiaccio.
E già due volte le campagne aperte
visto han d'intorno biondeggiar le spighe:
e due volte han veduto i salci e gli olmi
le non lor uve su per li lor rami
quai d'oro divenir, e quai vermiglie:
e tu nel duro cor, ghiaccio nè foco
crudel non senti, e non senti pietade.
Sappi, ninfa gentil, che dal suo giro
Venere bella per ciascuna parte
rimira aperte l'opre de' mortali;
e qual pastor, qual satiro e qual ninfa,
contra chi l'ama è disdegnosa e schiva,
la santa Dea ne sente altero sdegno,
e dimostrar ne suole agre vendette,
arder facendo i lor gelati cori
d'amor di tal, che gli disprezza e fugge.
Che doglia, che tormento, alma mia cara,
credi che sia l'amar chi te non prezza?
O tolga Dio, ch'in così amaro stato
i' ti vegga giammai; Tirrenia intendi:
non voler contra te l'ira de' Dei
mover sì leggiermente: ama chi t'ama.
Ama il tuo Mopso, il quale lode immortali
va cantando di te mattina e sera;
e va segnando intorno i sassi e i tronchi
del nome tuo per farti eterna e chiara.
Ama 'l tuo Mopso, il qual e giorno e notte,
o vegghi, o dorma, di te pensa e sogna:
te rimira, te cerca e te disia.
Braman le pecchie gli odorati fiori:
le molli gregge i rugiadosi paschi;
brama 'l cervo assetato i chiari fonti;
e te, Tirrenia, l'infiammato Mopso.
Mostra, ninfa gentil, il bel sereno
de la lucida tua tranquilla fronte;
de la cui vista l'aere e 'l ciel d'intorno
d'ogni parte s'allegra e si rischiara.
Rivolgi a me i begli occhi: o occhi belli,
occhi leggiadri, occhi amorosi e cari;
più che le stelle belli e più che 'l sole:
e a me cari più che armenti e gregge:
più che la vita cari e più che l'alma.
Occhi miei belli e cari, il chiaro lume
volgete a me benigni: e non vi annoi,
ch'arda del vostro ardor: e non v'incresca
mirar talor com'io mi struggo e ardo.
Oh ti fosse, Tirrenia, un giorno a grado
di fermar così presso e così fisso
que' tuoi begli occhi dentr'a gli occhi miei,
ch'ogniun di noi facendo a l'altro specchio,
con gli occhi suoi vedesse ne gli altri occhi
il suo stesso ritratto e l'alma altrui.
Volgi a me gli occhi: volgi gli occhi e volgi
il chiaro viso e le polite guance,
le molli guance ad ogni aura tremanti,
che fan tremar in me l'anima e i sensi
di diletto, di voglia e di dolcezza.
Ma qual'è quel diletto e quella voglia?
Qual la dolcezza che sentir mi face
il veder e l'udir le dolci labbra?
Quelle labbra amorose, dolci e care,
or dolcemente chiuse, or dolce aperte,
spirar per gli occhi e per l'orecchie mie
a l'alma mia dolcissimo veleno?
O misti insieme fior vermigli e bianchi:
o sparso tra be' fior soave odore:
o bramose mie labbra: o spirto ardente:
o anima mia accesa: e qual desire
tutto m'infiamma? E qual'è quel conforto
che mi promette il bel, che s'ode e vede?
Apri, Tirrenia, le rosate porte:
mostra, Tirrenia, i candidi ligustri:
spargi, Tirrenia, in graziosi accenti
l'ambrosia e 'l mel de l'amorosa lingua.
Di', Tirrenia, una volta: te solo amo,
al fedel Mopso tuo, che te sola ama.
Dillo, Tirrenia, e scopri il caro seno,
apri 'l giardin d'amor, dimostra al sole
i dolci pomi e gli odorati gigli.
Leva, Tirrenia, l'inimico velo
ch'a te'l tuo bel, a me 'l mio ben nasconde.
Invido avaro velo: avara mano,
crudo velo; man cruda e crudo core,
che tanto bene a gli occhi miei contendi.
Ninfa crudele, e perché con tant'arte
sì fieramente a' miei desir contrasti?
Ninfa crudele infin a gli occhi miei,
a gli occhi miei, crudele, hai posto 'l freno.
Deh, leva 'l velo omai, levane i nodi;
leva la crudeltà del natio petto:
lascia andar gli occhi vaghi al lor diporto
tra i diletti di Flora e di Pomona,
là ve vaga beltà, bella vaghezza
movon d'intorno le purpuree penne,
e fan festa ad Amor, che la sua fede
ha locata tra 'l bel de i cari pomi.
Man bella, cara man disciogli il laccio,
allarga il velo, o mano: a la man mia
sii cortese man cara: a la mia sete
porgi alcun refrigerio poi ch'invano
prego 'l petto crudel, e 'nvano aspiro
a la beltà de le purpuree gote,
invano al bel de le rosate labbra.
Ninfa bella e crudele, in cui combatte
bellezza e crudeltà, come non hai
qualche pietà di me? Le selve e gli antri
piangono al pianto mio; meco si lagna
eco non men del mio che del suo duolo:
e sovente gli augei su per li rami
muti si fanno a le mie doglie intenti:
e le gregge rivolte a i miei sospiri,
i paschi e i fonti mandano in oblio.
E tu sola se' nuda di pietade.