Un giorno di domenica, la mattina ero ancora a letto, e Luisa si vestiva per uscire. Quando fu vestita, come sempre si sedette dinnanzi allo specchio e incominciò ad arricciarsi con la punta delle dita i capelli corti delle tempie. Non erano nè i capelli neri di Daria, nè i capelli biondi di Silvina. Erano castano-grigi i capelli di Luisa. Erano dei brutti capelli. Mentre facevo fra me questa considerazione, ella vide nello specchio che la guardavo. Arrossì tutta, d'un tratto, e confusa si volse verso di me.
— Perchè mi guardi così? mi domandò cercando di sorridere, timida.
— Niente, risposi anch'io confuso. Non ti guardo più.
— Ti dispiace? mi domandò allora Luisa senza più sorridere.
— Che cosa? Che cosa mi dispiace?
Luisa esitò un istante.
— Credevo, soggiunse abbassando gli occhi, credevo che ti dispiacesse di vedermi allo specchio. Sono così brutta, Paris...
Poi nascose il viso sempre coperto di porpora e mormorò:
— Vorrei essere bella... bella... bella...
Io mi misi a ridere. Luisa, piegatasi sul tavolo, ruppe in singhiozzi. Il mio primo impulso fu di alzarmi per picchiarla. Ma mi girai sopra un fianco e le voltai la schiena.