— Sì, cara, sì, sì, risposi questa volta con voce dolce, da ipocrita. Non ci pensare più... Ti ho già perdonato.
Luisa uscì ed io rimasi a ridere di me stesso. — Ma se non le chiedo nulla! pensavo. Che cosa vuole ancora da me? Se lei non è bella, che cosa sono io, al suo confronto? Non sarò certo il suo tipo. Ogni donna, infatti, ha un tipo suo d'uomo. E quantunque il più delle volte le donne finiscano per amare proprio un uomo che non è il loro tipo, io veramente non potevo essere il tipo di nessuna, nemmeno quello di Luisa. Ciò che m'irritava contro di lei era appunto quel suo continuo mascherare la gratitudine, che certamente nutriva per me, che la rendeva così docile, così sottomessa, così affettuosa, così premurosa in ogni suo atto e pensiero, era proprio questo volerla mascherare da amore, mentre amore non poteva essere, che mi irritava contro di lei. E anche la sua gratitudine in fondo mi irritava. Avrei voluto diventare ricco d'un colpo, o soltanto ricuperare la mia agiatezza d'un tempo, per far sì ch'ella non si sentisse più in obbligo di lavorare per me, di alleggerirmi del peso dell'esistenza sua e di sua madre, adattandosi alle fatiche più umili e mortificanti per pagarmi il suo debito di riconoscenza. Ma, infine, perchè dunque mi affaticavo tanto per una cosa di così poco conto? A me bastava di vedere chiaramente quale fosse la mia vera situazione di fronte a Luisa, senza lasciarmi ingannare dalle apparenze. Sopratutto mi bastava di vivere andando alla deriva, sottoponendo il mio corpo a tutte le pene necessarie, costringendo i miei occhi a consumarsi sulle bozze nella falsa luce della tipografia, il mio stomaco a sopportare l'appetito come una regola di perfetta igiene, i miei poveri piedi a guazzare nell'umidità del fango che mi riempiva le scarpe tutte buchi e strappi, a subire le punture gelide della tramontana invernale le carni mal difese da quella ragnatela di vestito; ma lasciando inerte e addormentato il mio pensiero, il cervello arrugginito, l'anima lontana, ignara, assente. Così, soltanto così, mi sentivo ancora la forza di vivere.
Luisa rientrò poco dopo con un mazzolino di viole mammole, che si affrettò a mettere in un bicchiere. Il bicchiere lo posò poi in mezzo al tavolo, e mi guardò come perchè le dicessi:
— Oh! un po' di fiori... Brava piccola! Hai fatto bene a comprare questo mazzolino di viole.
Ma non dissi nulla e pensai:
— Tutte trovano chi regala un mazzolino di fiori. Povera piccola! Anche tu hai diritto alle tue illusioni...
— Non ti piacciono? mi domandò Luisa, vedendo che continuavo a tacere.
Prese di nuovo in mano quelle poche viole e le odorò, e avvicinatasi a me disse:
— Senti che profumo di primavera...
Me le porgeva perchè le odorassi. Vi accostai appena il naso. Dissi semplicemente: